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La sostenibilità è la chiave del nostro futuro

ambiente

«Politica e impresa devono dare il meglio per raggiungere l’obiettivo di una transizione green, fondamentale non solo per la ripresa ma anche per le generazioni più giovani». È quanto sostiene Enrico Giovannini, portavoce dell”Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) in una approfondita intervista pubblicata sul numero di agosto di Panorama della Sanità.

Durante il lockdown la sensibilità verso il tema della sostenibilità è cresciuta moltissimo, abbiamo fatto diversi sondaggi, prima e dopo la pandemia, rivolti a persone alle quali è stata dapprima spiegata l’Agenda 2030, per poi chiedere di valutare quali tra i diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile fossero i più importanti.
Si percepisce naturalmente molta attenzione alla parte economica, ma anche all’ambiente. Addirittura, un sondaggio Ipsos mostra come due terzi delle persone vogliano una ripresa caratterizzata in senso green. È un segnale importante, che mostra come l’esperienza Covid-19 abbia reso a molti evidente il legame tra ambiente, salute, economia e società. La crescita di queste connessioni nell’immaginario collettivo è senz’altro un bene, perché aumenta la consapevolezza della
necessità di politiche e di azioni del settore privato in questa direzione. Dopodiché, rimane il fatto che moltissime imprese in Italia dichiarano di intraprendere azioni a favore della sostenibilità solo a scopo reputazionale piuttosto che per convinzione, è quello che in gergo si dice green washing».  È quanto afferma Enrico Giovannini, portavoce dell”Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in una intervista pubblicata sul numero di agosto di Panorama della Sanità. Sulla mobilità, fondamentale ai fini di una transizione green, Giovanni riporta l’esempio del governo tedesco ha deciso di incentivare soltanto gli acquisti di auto
elettriche e lo ha fatto consultando i produttori automobilistici. «Non tutte  – spiega Giovannini -tra queste aziende sono già pronte per la mobilità elettrica, perché non tutte ci hanno creduto nel passato, analogamente a quanto fatto dal Gruppo industriale storicamente, ma sempre più sbiaditamente, italiano. Come sempre nei momenti di passaggio, c’è la capacità di alcune imprese di anticipare il futuro del mercato, anche se non di tutte, e la politica deve favorire la trasformazione nella direzione voluta, magari migliorando la competitività del Paese nel suo complesso. È un aspetto importante perché da qui dipendono le sorti di molti posti di lavoro, non solo quelli legati all’automotive, ma anche alle infrastrutture. Non sono cose che si fanno da un giorno all’altro, serve programmazione e qui la politica incide molto. In Italia  – afferma Giovannini – poi la questione è complicata dalla frammentazione delle competenze tra livelli territoriali e amministrativi diversi: lo Stato, le Regioni, i Comuni. Non si può non pensare a una revisione di tutto ciò, ma non è semplice perché serve una riforma costituzionale. Eppure, bisogna correre sulla transizione verso un nuovo modello di sviluppo, perché altri Paesi lo stanno già facendo. Quindi bisogna agire usando i sistemi di governance a disposizione». Giovannini propone inoltre la nascita di un istituto per preparare e prevenire ciò che avverrà, «L’Italia – afferma – è sistematicamente disattenta alle tematiche della preparazione del futuro. Per questo, servirebbe un apposito istituto che sostenga l’attività del Governo come in molti altri Paesi, in cui sono attive strutture dedicate, in Gran Bretagna, a Dubai, in Francia, a Singapore solo per citarne alcuni. Sono istituti che creano reti di esperti per preparare e prevenire ciò che avverrà, in modo di avere a che fare con il futuro che preferiamo invece di doverci adattare a qualcosa deciso da altri». che affronta il tema della sostenibilità».

Leggi l’intervista integrale a Enrico Giovannini su PANORAMA DELLA SANTIÀ n.8 agosto 2020

 

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