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Risorsa sangue: Siaarti per una rete nazionale del Patient Blood Management

PAVESI SIAARTI PBM 2

Prevenzione trasfusioni evitabili e miglioramento degli outcome gli elementi chiave della strategia. 

Prevenzione delle trasfusioni evitabili, miglioramento degli outcome, contenimento dei costi: questi gli elementi chiave del Patient Blood Management (PBM), strategia multidisciplinare che mette al centro la salute e la sicurezza del paziente e migliora i risultati clinici basandosi sulla “risorsa sangue” dei pazienti stessi. Nei giorni scorsi Siaarti ha promosso il seminario digitale “Stati Generali sul Patient Blood Management”, evento che rientra tra le iniziative di un ampio Progetto nazionale avviato dalla Società nel Novembre 2018 con lo scopo di divulgare in tutta Italia i concetti del PBM coinvolgendo oltre agli operatori direttamente coinvolti – trasfusionisti, chirurghi e anestesisti rianimatori – anche altre figure professionali complementari come direttori sanitari, farmacisti, medici legali ed ingegneri gestionali. «L’obiettivo del Progetto nazionale Siaarti – ha precisato Marco Pavesi, dirigente medico, Responsabile Programma Patient Blood Management presso Irccs Policlinico S. Donato di Milano e delegato Siaarti – è stato quello di creare le condizioni adeguate alla realizzazione di un percorso clinico perioperatorio che preveda l’applicazione di standard clinici di ottimizzazione del contenuto di emoglobina, di ottimizzazione della coagulazione e di conservazione del patrimonio ematico autologo con lo scopo di migliorare l’outcome del paziente alla dimissione». Il Progetto ha disseminato i suoi contenuti all’interno della maggior parte delle regioni italiane, proponendo una serie di corsi di formazione-approfondimento sul Patient Blood Management nel tentativo di promuovere una rete nazionale di esperti in grado di sensibilizzare in modo capillare non solo gli altri sanitari, ma anche i responsabili del governo clinico e gli amministratori aziendali, coinvolgendoli nella realizzazione di tavoli tecnici regionali composti dai referenti locali delle Società Scientifiche, dai Direttori dei Centri Regionali Sangue e dagli Assessorati alla Sanità. Il Progetto promosso da Siaarti trova nel Centro Nazionale Sangue-CNS un importante partner istituzionale nella realizzazione degli obiettivi prefissati (il CNS promuove già dal 2012 – in linea con la risoluzione WHA63.12-2010 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – il Patient Blood Management ed ha appena pubblicato i risultati di una Survey che ha coinvolto 153 presidi ospedalieri, elaborata con il supporto proprio di Siaarti, oltre che di Simti, SidEM, Anmdo e Anemo) e in una serie di altre Società Scientifiche un valido supporto multidisciplinare. La giornata era stata originariamente pensata come evento finale di questo percorso di implementazione nazionale della Buona Pratica Clinica, occasione di confronto e verifica tra tutte le Società Scientifiche coinvolte in una giornata di condivisione delle condizioni necessarie per la realizzazione di programmi PBM come standard di cura in tutte le strutture ospedaliere. L’imprevista Pandemia COVID-19 e le conseguenti misure di contenimento del contagio hanno impedito che si realizzasse un incontro frontale, e Siaarti ha trasformato il tutto in un Webinar online a cui hanno partecipato circa 500 specialisti ed esperti, permettendo di dimostrare, attraverso le relazioni presentate, quanto la presenza di un programma PBM  può agevolare – anche in fase di emergenza COVID.19 – a supporto nella gestione delle criticità da rischio contagio. Durante l’evento Giancarlo Liumbruno (Direttore del Centro Nazionale Sangue), ha dimostrato quanto la Rete Trasfusionale Nazionale, basata sul concetto di autosufficienza, sia in grado di superare anche le maxi-emergenze come quella da coronavirus, garantendo il fabbisogno di sangue ed emocomponenti necessari alla popolazione: in questo senso l’adozione di un programma PBM, benchè abbia come obiettivo il miglior outcome per il paziente, rappresenta anche uno strumento prezioso ed efficace nel risparmiare sangue e offrire un ulteriore garanzia a copertura del fabbisogno. Per sua natura (l’avvio del paradigma PBM è da attribuire all’ematologo australiano James Isbister) il PBM interessa direttamente due categorie di azioni: quelle cliniche e quelle organizzativo-amministrative. Ma se il valore in termini di outcome è ormai dimostrato, il PBM fatica ad essere accolto ed introdotto nei processi: Vanessa Agostini (Direttore del Centro Regionale Sangue Liguria e referente della PBM per il Centro Nazionale Sangue), ha presentato i risultati della recente Survey nazionale promossa dal CNS sul livello di implementazione del PBM nelle strutture e nelle aziende sanitarie italiane. Le risposte hanno soprattutto evidenziato quanto l’attuale mancanza di percorsi di PBM ben definiti rappresenti una delle priorità da risolvere, sollecitando Direttori Sanitari e Manager a creare precise condizioni di realizzazione attraverso la disponibilità di risorse umane, logistiche, strumentali e farmacologiche adeguate. Una preoccupazione condivisa anche da Teresa Montella (Direttore Operativo dell’Azienda Sanitaria di Reggio Emilia) che ha riportato ed evidenziato le difficoltà culturali ed organizzative legate all’esperienza che sta affrontando nella realizzazione di un programma PBM presso le strutture di cui è responsabile. Dal suo punto di osservazione regionale Alberto Zoli (Direttore Generale AREU Lombardia), viste le evidenze scientifiche pubblicate in numerosi studi internazionali e considerando l’aspetto economico assolutamente favorevole in termini di risparmio derivato da un programma PBM sistematicamente applicato (nella sola Lombardia si potrebbe arrivare ad un risparmio di 17milioni di euro) ha affermato il serio interesse di un Sistema sanitario regionale a creare le condizioni affinchè questo tipo di azioni possano essere realizzate. Quindi, si può affermare, una situazione con luci ed ombre: il PBM mostra risultati importanti, può generare contenimenti di spesa, ma per essere implementato in modo omogeneo sul territorio necessita di una condivisione di valori e di ripensamenti organizzativi non sempre immediati. Per questo motivo Siaarti ha inserito i concetti del PBM nei documenti prodotti in fase pandemia “Le attività chirurgiche in era Covid – riflessioni e proposte organizzative per un corretto approccio alla Fase 2 della pandemia”, prodotto da un Tavolo intersocietario chirurgico commissionato dal Ministero della Salute, in sinergia con il documento Siaarti “ Gestione organizzativa e anestesiologica del percorso perioperatorio: Buone Pratiche per la Fase 2 Covid-19”. Tutti gli esperti, nella discussione finale, hanno espresso un comune accordo nel sostenere che l’efficacia di un programma PBM e del cambiamento che esso può provocare, deve essere supportata dall’ausilio di un sistema digitale di raccolta e condivisione dei dati in grado di fornire le evidenze concrete dell’efficacia di un modello: attraverso un continuo aggiornamento dei dati si ottiene infatti la possibilità di svolgere un’analisi delle condizioni e ottenere una guida verso la realizzazione di soluzioni. Una verifica periodica dei risultati ottenuti permette una continua correzione verso l’ottimizzazione del processo, mentre una “rete” che comprende più strutture che svolgono lo stesso processo permette di confrontare tra loro i risultati e condividere le soluzioni più efficaci. «Siamo soddisfatti del percorso svolto sino ad ora nel progetto nazionale Siaarti ed in questo evento digitale – è stata la puntualizzazione finale di Marco Pavesi – perché abbiamo professionalmente evidenziato la potenziale efficacia del PBM sia nel complesso della presa in carico dei pazienti, che nell’attuale ripresa delle attività di routine durante la Fase2 post-COVID.19. Sappiamo che, nel caso di una eventuale seconda ondata di contagio, possiamo oggi affrontare i possibili nuovi eventi critici ponendo una soluzione anticipata attraverso la realizzazione di condizioni favorevoli con un percorso clinico programmato di tipo proattivo».

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