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Il vaccino? Lo distribuiremo senza problemi, basta averlo presto

Rezza ps 9

La ripresa del virus è sempre possibile ma non sarà come ad aprile, parola di Giovanni Rezza, neo responsabile della Prevenzione del Ministero della Salute, che nell’intervista pubblicata sul Panorama della Sanità di settembre svela i suoi piani per l’Italia del dopo Covid. L’importanza dello stile di vita per evitare costi allo Stato e gravi patologie ai cittadini.

Giovanni Rezza mostra un lato abbastanza inedito, simpaticamente sornione, che nei mesi del lockdown, osservandolo in tv discettare sulla pandemia, sfuggiva all’occhio della telecamera. Nella prima intervista di Panorama della Sanità in epoca post Covid svolta, come si dice, “in presenza”, con mascherine e distanze rigorosamente rispettate, lo ascolto mentre da dietro la scrivania del suo nuovo ufficio al Ministero snocciola il suo je accuse in tono affabile ma solo all’apparenza leggero: “Alcuni sanitari tendono a sottovalutare la vaccinazione come strumento di prevenzione”. Parliamo di una vasta categoria di persone, medici e infermieri che si occupano della nostra salute, un tema le cui prospettive ora, causa il Coronavirus, sono di grande interesse per tutti noi italiani. Mai come ora si parla di loro, di quelli che sono stati la prima linea contro il morbo. E che cosa si scopre? Che la maggior parte non vuole farsi fare l’antinfluenzale o lo fa molto controvoglia. “Nel 2009, anno di forte epidemia influenzale”, prosegue Rezza, “incontro un collega che ha capito di stare per ammalarsi. Presentava diversi fattori di rischio, tra cui sovrappeso e fumo. Gli chiedo: ‘Ma non ti sei vaccinato?’, ‘Non lo faccio mai’, la risposta. È finito allo Spallanzani, polmonite con complicanze. Si è salvato ma è andato incontro a brutti momenti che si sarebbe potuto tranquillamente risparmiare”. Neo direttore del Dipartimento generale di Prevenzione al Ministero della Salute, Rezza adesso dovrà combattere questo atteggiamento, una sfida che, dati alla mano, si preannuncia piuttosto dura: “Convincere il personale sanitario a fare il vaccino antinfluenzale è un’impresa, eppure stiamo ottenendo risultati. Due anni fa parlavamo di cifre assolutamente inadeguate, il 15% del totale. L’anno scorso siamo saliti al 25. Quest’anno, con l’emergenza sanitaria, non disponiamo ancora di dati aggiornati, tuttavia posso dire che siamo oltre il 30, direi un terzo circa. Se guardiamo al recente passato stiamo registrando un successo, ma rimane il fatto che ancora i due terzi del totale non si vaccina e questo non va affatto bene”…

 


Leggi l’intervista integrale a Giovanni Rezza su PANORAMA DELLA SANTIÀ n.9 settembre 2020


 

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