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Sei mesi non sono bastati

monchiero

Siamo stati i primi, in Europa, a chiudere le scuole. Saremo gli ultimi a riaprirle. E magari di nuovo i primi a richiuderle.

di Giovanni Monchiero*

Ai Ministeri direttamente coinvolti (Istruzione, Salute, Trasporti), alle loro corpose burocrazie, ai loro consulenti e comitati tecnico-scientifici, alle Regioni (ognuna con le sue burocrazie arricchite da multiformi esperti, ognuna gelosa del proprio modello organizzativo), a Province e Comuni (proprietari degli edifici scolastici) a Sindacati e rappresentanze varie, sei mesi non sono bastati ad elaborare una precisa strategia su come riprendere la normale attività adottando ogni misura atta a  tutelare alunni e personale dal rischio di contagio.

Sei mesi, in tempi normali, potrebbero anche apparire giustificati dalla complessità dei problemi da risolvere. Nel corso di un’emergenza sanitaria, invece, sei mesi sono una eternità.

Ebbene sei mesi non sono bastati neppure per mettere tutti d’accordo sulla data di riapertura della scuole. Il governo insiste sul 14 settembre nonostante  molti obiettino che riaprire il 14 per poi richiudere per le elezioni della domenica successiva, con conseguente necessità di ri-sanificazione degli edifici,  rappresenterebbe uno spreco e che, dopo aver aspettato sei mesi, si potrebbe serenamente rinviare di qualche giorno.

Dimentichiamo i problemi pratici come i famosi banchi a rotelle, scelti per favorire il distanziamento,  quando il buon senso suggerisce che, per raggiungere quello scopo, sarebbe più efficace fissare i banchi al pavimento. O come l’invenzione della figura del docente over 55,   “fragile” e meritevole di tutela. Mentre confido che questa singolare sollecitudine venga abbandonata, vorrei ricordare che, nel momento più acuto della crisi, molti medici pensionati sono tornarti in servizio ad aiutare i colleghi in difficoltà, ed è ben ardua impresa sostenere che gli insegnanti sono più fragili e più a rischio  dei medici.

Passiamo ad un problema risolvibile con modelli matematici: Il trasporto. Neppure in questo caso  sei mesi  sono bastati a definire mezzi, tempi e modi dei trasporti.

L’elenco dei problemi irrisolti potrebbe continuare, senza nulla aggiungere alla grottesca evidenza dei fatti.

Muore definitivamente la leggenda che gli Italiani, nelle difficoltà, diano il meglio di sé . Può essere vero nel momento del disastro, quando le circostanze ci costringono ad una unione operosa. L’emozione del cuore, che  ci spinge ad atti di generosità, di coraggio, di tenacia, è di breve durata. Superata la catastrofe, si torna alla solita vita: questa. Tutti sappiamo che , dopo quattro anni, ad Amatrice e nei centri circostanti sono ancora ben in vista cumuli di macerie. Che a l’Aquila, dopo undici anni, la ricostruzione è tutt’altro che compiuta. E via riandando nella memoria.

Di norma la politica raffronta i problemi con grande impegno retorico: “Riportare i ragazzi nelle scuole è una priorità assoluta”. Lo dicono tutti, maggioranza, opposizione,  presidenti, ministri, scienziati, sindaci, assessori, presidi e sindacalisti .

Lo dicono tutti. Da sei mesi.

 

*Giovanni Monchiero, già direttore generale dell’Asl 18 e dell’azienda ospedaliera “San Giovanni Battista” di Torino, è stato commissario dell’Asl CN1 e CN2 e presidente nazionale della Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso). È stato presidente della I Commissione Affari Costituzionali e Membro Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.

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