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Covid-19 e fibrosi cistica, tra febbraio e luglio “solo” 21 pazienti positivi

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Lifc: “Abituati a proteggersi, telemedicina ha ridotto gli spostamenti”.

Secondo l’ultimo report del RIFC, nel periodo compreso tra febbraio e luglio 2020 sono stati 21 i pazienti con fibrosi cistica risultati positivi all’infezione da SARS-CoV-2. Un numero non eccessivamente elevato, frutto di due fattori: da una parte l’attenzione sempre alta dei malati abituati a proteggersi e ad indossare abitualmente la mascherina; dall’altra il ricorso alla telemedicina che ha ridotto al minimo gli spostamenti. Durante il lockdown, infatti, molti Centri di cura di Fibrosi Cistica si sono trasformati in centri Covid ma si sono serviti sia del telemonitoraggio sia del supporto territoriale per la terapia domiciliare. È quanto emerso oggi in occasione della conferenza stampa online organizzata da LIFC (Lega Italiana Fibrosi Cistica), in collaborazione con OMAR (Osservatorio Malattie Rare), in occasione della Giornata mondiale della Fibrosi Cistica che si celebra oggi. In Italia, intanto, sono circa 6mila le persone con fibrosi cistica, malattia genetica, cronica e progressiva che si manifesta solitamente durante l’infanzia e che colpisce, oltre all’apparato respiratorio (con bronchite cronica), soprattutto pancreas (con insufficienza pancreatica, diabete giovanile e pancreatite), intestino (con ostruzione stercorale) e talvolta il fegato (con cirrosi). Nel nostro Paese si stima che ogni 2.500-3.000 bambini nati 1 sia affetto da questa patologia (200 nuovi casi all’anno). «I pazienti affetti da fibrosi cistica, oltre ad affrontare le difficolta’ legate alla loro condizione – hanno fatto sapere gli esperti – quest’anno hanno dovuto fronteggiare un nemico ancora piu’ grande, la pandemia di Covid-19. Una battaglia non facile, poiche’ il Coronavirus attacca proprio le vie respiratorie».

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