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Recovery Fund, Speranza: il piano organico a gennaio

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«Quello che serve non è un piano di emergenza ma un progetto di riforma per il prossimo decennio» ha affermato il ministro della Salute in Commissione Affari sociali in occasione dell’audizione sul tema dell’individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery Fund.

«Ieri – ha detto il Ministro -si è riunito il Comitato Interministeriale per gli Affari europei e sono state approvate le macrolinee guida sui cui si innesterà il lavoro di scrittura delle proposte. Con piacere sottolineo che tra le sette mission, i sette cluster individuati, ve ne è uno intitolato semplicemente Salute». È quanto ha riferito oggi il ministro della Salute Roberto Speranza che a Montecitorio presso la Commissione Affari sociali ha svolto l’audizione sul tema dell’individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery Fund. Speranza ha informato sullo slittamento dei tempi di consegna del piano, inizialmente previsto per il 15 ottobre,  ma questo «ci permetterà – ha spiegato – di affinare le proposte e avere orientamenti e spunti sia dal Parlamento che dai soggetti sociali». La data definitiva di consegna del Piano sarà a gennaio, mentre entro il 15 ottobre andranno presentate solo le prime linee guida del piano organico per il Recovery Fund. L’intenzione del ministro è quella di «non presentare un piano per l’emergenza ma un vero e proprio progetto di riforma e investimenti per la sanità del prossimo decennio». «Il piano che stiamo costruendo – ha precisato il Ministro-  si basa su 5 assi fondamentali: 3 sono verticali e 2 trasversali. I 3 assi verticali sono: territorio e sanità di prossimità; ospedali in rete; salute e ambiente. I 2 assi trasversali sono: conoscenza per la salute e innovazione digitale per il Servizio sanitario nazionale».  «Il modello che mi interessa rafforzare – ha evidenziato ancora Speranza – è quello dell’assistenza domiciliare, cioè la casa come prima luogo di cura” e “il mio obiettivo è portare l’Italia a essere il primo paese in Europa per le cure a domicilio” ha poi spiegato il ministro. Per investire in questo campo, ha precisato, “non abbiamo aspettato il Recovery Fund. Nel decreto rilancio, c’è stato un investimento significativo che ci permetterà di passare dal 4%di assistenza domiciliare per le persone sopra i 65 anni al 6,7%, a fronte di una media Ocse del 6%».

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