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Risultati promettenti da uso avanzato della risonanza magnetica per diagnosi precoce e monitoraggio progressione malattie neurodegenerative

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La ricerca, condotta da studiosi italiani, è stata pubblicata sulla rivista scientifica ‘Neurology’. Lo studio cofinanziato da AriSLA.

L’applicazione di tecniche avanzate di neuroimmagine, basate sull’utilizzo della risonanza magnetica (RM), si è dimostrata uno strumento molto promettente per identificare biomarcatori affidabili per la diagnosi precoce e il monitoraggio della progressione delle malattie del motoneurone (MND), grazie alla elevata sensibilità per le alterazioni dell’encefalo tipiche di queste malattie e alla loro non-invasività. Sono questi alcuni dei risultati più rilevanti dello studio coordinato da Massimo Filippi, Professore Ordinario di Neurologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dell’Unità di Neurologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, e recentemente pubblicati sull’importante rivista scientifica Neurology. Lo studio si è avvalso della collaborazione di altri due centri clinici (Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli, e Università di Torino). Questa ricerca è stata finanziata dal Ministero della Salute e da AriSLA, Fondazione Italiana di Ricerca per la SLA (Progetto ‘ConnectALS’, vincitore Bando 2014). “Il risultato ottenuto dal gruppo di ricerca guidato dal Professor Filippi – dichiara il Presidente di Fondazione AriSLA, Mario Melazzini – testimonia ancora una volta l’altissima qualità della ricerca condotta nel nostro Paese e la necessità di garantire continuità al percorso intrapreso per sconfiggere la SLA. Noi come AriSLA lo sosteniamo da tempo e lo ribadiamo: la ricerca scientifica costituisce l’unico strumento in grado di individuare risposte concrete per i bisogni delle persone con SLA e quest’ultimo traguardo raggiunto, che giunge in concomitanza di una data significativa qual è la Giornata Nazionale SLA promossa dal nostro Socio Fondatore, AISLA, e celebrata in Italia il 20 settembre, sottolinea il ‘fil rouge’ che lega fortemente chi fa ricerca con chi convive con una malattia. Per raggiungere nuovi obiettivi è fondamentale continuare a fare gioco di squadra e il nostro impegno a tal fine è fornire tutto il supporto possibile ai nostri ricercatori”.

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