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ASviS: Necessario un piano strategico per rendere l’Italia resiliente, giusta e sostenibile

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Il Portavoce Giovannini «Allineare anche le politiche nazionali alle priorità europee e adottare una visione sistemica per cogliere un’occasione storica e portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile. Il “Piano per la ripresa e la resilienza” deve integrare i fondi del Next Generation EU e quelli del bilancio ordinario, mobilitando le eccellenze nazionali e le forze giovani in un progetto trasformativo del sistema socioeconomico in linea con l’Agenda 2030».

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è l’occasione non solo per definire politiche coerenti nella direzione della sostenibilità economica, sociale e ambientale, ma anche per dotarsi di istituzioni in grado di programmare il futuro del Paese a lungo termine. Le risorse del Next Generation EU (oltre 200 miliardi di euro), insieme agli altri fondi europei e nazionali, tra cui quelli derivanti dalla riconversione di 19 miliardi di sussidi dannosi per l’ambiente verso una trasformazione del sistema produttivo nella direzione del Green new deal, costituiscono un’opportunità senza precedenti, da non sprecare. Ma per realizzare tale sinergia è indispensabile uno sforzo istituzionale anch’esso senza precedenti, che coinvolga lo Stato, le Regioni e gli enti locali, le forze economiche e sociali, e tutta la società, compresi i giovani. Questo, in estrema sintesi, è il messaggio emerso dall’evento inaugurale del Festival dello sviluppo sostenibile, manifestazione organizzata dall’ASviS che quest’anno vede in cartellone oltre 600 eventi in tutta Italia, nel mondo e online, e si svolge in contemporanea con l’Assemblea Generale dell’Onu, che il 25 settembre celebrerà i cinque anni dalla firma dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L’evento del 22 settembre ha mostrato che gli italiani, a causa della crisi generata dalla pandemia, sono più che nel passato orientati allo sviluppo sostenibile: sempre più pressante è la richiesta alla politica di affrontare alla radice le cause profonde degli shock ambientali, sanitari, economici e sociali che si sono manifestati negli ultimi dieci anni. Inoltre, oltre due terzi degli italiani ritengono che il cambiamento climatico sia una minaccia pari a quella del COVID-19. Per realizzare una ripresa economica giusta e sostenibile, il Paese deve riuscire quindi a cambiare rapidamente il modello di sviluppo. Secondo i più recenti sondaggi (Ipsos), il 71% degli italiani ritiene che se il governo non agirà subito per combattere il cambiamento climatico avrà fallito il suo compito, mentre il 66% dichiara di voler re-indirizzare il proprio voto se il partito di riferimento non prenderà azioni serie nei confronti del cambiamento climatico. Si conferma quindi l’elevata attenzione alle questioni ambientali, ma anche una crescente preoccupazione per le conseguenze occupazionali e sanitarie della crisi. «L’Agenda 2030 è stata adottata dalle istituzioni europee come modello di riferimento e guida per realizzare il cambiamento e fare del nostro continente l’area più sostenibile del mondo, esattamente come avevamo proposto in apertura del Festival 2019», sottolinea il presidente ASviS Pierluigi Stefanini. «È ora che anche l’Italia segua questa visione in modo sistematico e dia risposte concrete alle preoccupazioni della popolazione. Sono passati già cinque anni dalla sottoscrizione dell’Agenda 2030 e dell’Accordo di Parigi e ora che tutti parlano di sostenibilità – istituzioni, imprese, organizzazioni della società civile – è arrivato il momento di realizzarla, anche grazie ai fondi europei, che forniscono una spinta senza pari in questa direzione». Secondo Asvis che ha analizzato gli ultimi cinque principali provvedimenti varati dal Governo in risposta alla crisi, “ancora troppo forte è la scelta di politiche orientate alla protezione del sistema esistente. Degli oltre 800 articoli dei decreti “Cura Italia”, “Liquidità”, “Rilancio”, “Semplificazioni” e “Agosto”, 436 (54%) vanno in questa direzione, mentre 158 (19%) tendono a promuovere il cambiamento, 98 (12%) la trasformazione del sistema socioeconomico, 73 (9%) la preparazione a futuri shock e 43 (5%) a prevenire questi ultimi. Ciò vuol dire che se le risorse europee non verranno utilizzate per un profondo cambiamento del sistema produttivo e sociale, gli obiettivi indicati dall’Unione per la transizione ecologica, la transizione digitale, la lotta alle disuguaglianze e l’aumento della resilienza non potranno essere raggiunti”. «L’impostazione che lega resilienza e sostenibilità, come definita dall’Agenda 2030 e dalle recenti linee programmatiche dell’Unione europea, deve essere recepita nel Piano che il governo sta preparando», precisa il portavoce ASviS Enrico Giovannini. «Ma pensare che la trasformazione del nostro Paese possa essere realizzata
usando solo le risorse del Next Generation EU sarebbe un errore. Ad esempio, tagliare le emissioni di gas climalteranti del 55% rispetto al 1990 entro il 2030 richiederà forti investimenti e i 77 miliardi del fondo Next Generation EU che dovranno essere destinati alla lotta alla crisi climatica non saranno sufficienti. Per questo, e per evitare che venga bocciato, è indispensabile che il Piano nazionale sia coerente con le politiche finanziate con fondi nazionali, come previsto dalle linee guida fornite pochi giorni fa dalla Commissione Ue. Obiettivi strategici approvati dalle istituzioni europee nel 2019, Semestre europeo, Piani Nazionali Integrati Energia e Clima, Foresight strategico, Next Generation EU, Piani nazionali di ripresa e resilienza sono i tasselli costruiti negli ultimi dodici mesi per far fare all’Unione e agli Stati membri un salto di proporzioni storiche nella direzione dello sviluppo sostenibile e per rispondere alle sfide del XXI secolo».

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