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SENZA SPERANZA

Monchiero

Nessun riferimento, nel titolo, al nostro Ministro. In quello che personalmente considero, per qualità individuali dei suoi componenti, il secondo peggior governo nella storia della repubblica (secondo solo al precedente), Roberto Speranza è uno dei pochi a portare  il non facile fardello con dignità e fermezza.

di Giovanni Monchiero*

Mi riferisco proprio alla speranza, ultima dea per la cultura romana, eletta nella tradizione cristiana a virtù teologale, che sta venendo meno anche agli ottimisti.

Stamane, sulla prima pagina de “La Repubblica”, Saviano parla della sanità calabrese ed apre il suo articolo con questa singolare proposta: “azzerare il debito provocato dalle stagioni commissariali”. Testuale. Inaccettabile.

Chiunque abbia un barlume di conoscenza delle regole del Servizio Sanitario Nazionale sa che il commissariamento è istituto applicato solo in quelle regioni che avevano maturato un debito insostenibile. Ai commissari, eventualmente, potrebbe essere imputato il non avere saputo risolvere il problema,  ridare efficienza al sistema e applicare procedure  contabili non più fondate sulla tradizione orale. Non di avere “provocato”  un  debito, in tutta evidenza, preesistente.

Ma Saviano va oltre: “dieci anni di gestione commissariale senza direzione politica sono stati peggio che avere le ’ndrine direttamente al comando”. Risibile demagogia che, scritta nel giorno in cui in Calabria è stato arrestato per promiscuità con l’ndrangheta il Presidente del Consiglio Regionale, mi induce a interrompere la lettura e a passare alla cronaca. Ove trova spazio l’ultima esternazione di un demagogo di meritato insuccesso, l’ex p.m. Antonio Ingroia, che ritiene il Covid-19 un virus prodotto su concorde mandato della mafia cinese e della ‘ndrangheta.

Sempre ieri, giornata intensa, i sindaci calabresi si sono recati a palazzo Chigi a chiedere una sanità migliore. Poiché la gestione della sanità, come non dovrebbe sfuggire ai sindaci, è competenza regionale, che può fare il Governo se non umiliare l’autonomia della Calabria ricorrendo, ancora una volta, alla odiosa procedura del commissariamento? A meno che la missione non avesse il solo scopo di affermare la propria dignità di rappresentanti del popolo, andando a battere cassa.

Fare il Commissario in Calabria è assai ardua impresa. Oltre a non raggiungere gli obiettivi, si corre anche il rischio di perdere la faccia. Come nella triste rappresentazione scenica delle difficoltà di Cotticelli, confuso di fronte al giornalista, ignaro dei suoi compiti, solo nel nulla, che, nel disperato tentativo di rimediare, va da Giletti a non riconoscere se stesso. Non mi sono indignato. Mi è venuto da piangere.

Saverio Cotticelli non è un uomo qualunque. È un generale dei Carabinieri, una delle poche istituzioni a meritare, nel tempo, la fiducia degli italiani.

Se questi sono i capi dei Carabinieri, a chi possiamo chiedere aiuto? In quest’ora di smarrimento, da chi andremo?

 

*Già direttore generale dell’Asl 18 e dell’azienda ospedaliera “San Giovanni Battista” di Torino, è stato commissario dell’Asl CN1 e CN2 e presidente nazionale della Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso). È stato presidente della I Commissione Affari Costituzionali e Membro Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.

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