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Covid-19, Simg: Rischio concreto per la salute dei pazienti cronici

Medici: foto generica con camice, mascherina e stetoscopio

Il 37° Congresso Nazionale Simg, in corso sino a domenica 29 novembre, pone in evidenza le criticità e come l’emergenza Covid abbia travolto i Medici di famiglia. Non debbono essere perse di vista le quattro aree di riferimento dell’attività del Mmg: prevenzione, gestione dei disturbi acuti, cronicità e fragilità. “Servono nuove risorse per la Medicina di Famiglia per rafforzare la prevenzione, la gestione delle prestazioni non differibili e la presa in carico del paziente fragile”

«Il Covid-19 è arrivato improvvisamente. L’emergenza ha determinato nella prima ondata uno sbilanciamento dell’attività professionale nei confronti della gestione del paziente affetto da Covid-19 e delle problematiche correlate alla gestione della pandemia. La gestione della popolazione affetta da patologie croniche nella prima fase della pandemia si è frammentata; abbiamo riorientato rapidamente dopo la prima ondata l’attività professionale nei confronti di tale popolazione; ora la ripresa dei contagi ha determinato un carico di lavoro della Medicina Generale che determina una forte pressione sugli operatori perché al lavoro ordinario si è sommata la gestione dell’emergenza oltre all’inizio della Campagna Vaccinale per l’Influenza 2020. Se non si riescono a gestire i pazienti affetti da cronicità si rischia di vedere le conseguenze di una mancata presa in carico in un secondo momento dovute alla mancanza di visite mediche, esami e follow up. Si parla molto di noi nella gestione del Covid, dimenticandosi che dobbiamo gestire l’attività ordinaria: ora che l’emergenza dura da 9 mesi, dobbiamo scegliere che indirizzo dare alle cure primarie». È quanto ha affermato Alberto Magni, Responsabile Simg delle politiche giovanili in occasione del 37° Congresso Nazionale della Società Italiana Medicina Generale e delle Cure Primarie in corso fino al 29 novembre. «Se vogliamo gestire tutto l’aspetto del contact tracing, dobbiamo avere – ha aggiunto Magni – personale amministrativo aggiuntivo. Dobbiamo inoltre considerare che prima dell’inizio dell’emergenza che vede tutto il Sistema Sanitario coinvolto i Mmg sono passati da 7 contatti annui per paziente (intesi come ogni tipo di contatto medico assistito: accesso all’ambulatorio, visita domiciliare, richiesta di una prescrizione) nel 2009, a 10 contatti nel 2019, con un carico di lavoro aumentato del 30%. Nei pazienti ultra85enni la media è di 22 contatti l’anno. Con la pandemia, il carico di lavoro è esploso. Servono dunque nuove risorse per potenziare la Medicina Generale dotandola di personale amministrativo e infermieristico. Definendo nel dettaglio i carichi di lavoro e le competenze sarà possibile ridisegnare la Medicina Generale». L’assistenza domiciliare in questi mesi di pandemia si è rivelata fondamentale, visto l’elevato numero di pazienti asintomatici o paucisintomatici. «L’85% dei nostri pazienti con una diagnosi Covid vivono la malattia a casa, chi in maniera paucisintomatica, chi più complessa, ma sempre senza necessità di ricovero – ha evidenziato Aurelio Sessa, Coordinatore Regionale Simg Lombardia – Proviamo a stratificare: asintomatici e paucisintomatici hanno bisogno di informazioni e consigli per una decina di giorni. Vi è poi il 10% che può sviluppare un’infezione alle basse vie respiratorie: il timore è che si arrivi alle polmoniti interstiziali. Questi pazienti possono essere curati a casa secondo protocolli terapeutico-assistenziali condivisi con le strutture di secondo livello: vengono messi in una sorta di lista e sono controllati due volte al giorno sui parametri vitali, attraverso un teleconsulto telefonico o su skype da parte del loro Mmg oppure attraverso centri servizi di cooperative. Le visite domiciliari possono essere effettuate dalle Usca, che sono colleghi della continuità assistenziale, e in alcune regioni dalle Adi-Covid – Assistenze Domiciliari Integrate, finalizzate ai pazienti Covid, mentre i Mmg operano prevalentemente in teleconsulto». “L’attività scientifica e professionale dei Medici di Medicina Generale – ricorda la Simg – si divide in quattro aree: prevenzione, gestione dei disturbi acuti, cronicità e fragilità. La prima riguarda l’attenzione nei confronti delle persone sane, dagli stili in vita alla gestione delle vaccinazioni; i disturbi acuti fanno riferimento ai problemi con insorgenza acuta che possono essere curati nel setting della Medicina Generale; la popolazione affetta da patologie croniche coinvolge circa il 40% dei 1500 pazienti di ciascun medico, quindi circa 600 soggetti, con il 25% che ha almeno due patologie tra ipertensione, diabete mellito, osteoartrosi, BPCO, cardiopatia ischemica, ictus ischemico, scompenso cardiaco, disturbi tiroidei, asma bronchiale, mentre il 14% è composto da pazienti multimorbidi. Infine vi è la macroarea della fragilità, in cui il paziente ha una aumentata vulnerabilità correlata al suo grado di disabilità”.

 

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