-

“L’anno della paura nera”

milanese 2 2021
Contro la paura lo Stato restituisca speranza. Anche nella sanità. E la solidarietà sia l’antidoto alla disperazione. Uno dei difetti che ha da sempre caratterizzato l’uomo è stato la scarsa capacità di fare tesoro del passato o della Storia

di Giuseppe Maria Milanese

A occhio e croce è facile tracciare un bilancio sentimentale dell’anno che si è appena concluso, e cioè cogliere come la paura sia stato il sentimento prevalente, il tragico compagno di giorni e notti dell’intera umanità. Tuttavia, se qualcuno – tra i più resilienti o sfrontati – rifiutasse questa conclusione, potrebbe compulsare l’ultimo rapporto elaborato dal Censis, didascalico forse come mai prima d’ora. È già il primo capitolo a dettare la linea:

“L’anno della paura nera”, un titolo a tinte gotiche per illustrare uno stato delle cose che, pur essendo eclatante, cela una serie di significati reconditi se possibile ben più allarmanti. Il terrore di essere spazzati via dalla morte, o anche inghiottiti dal magma asfittico delle terapie intensive, ha alimentato – nel caso di specie tra gli italiani – la convinzione che sia preferibile condurre una vita a sovranità limitata anziché soccombere.

L’indagine porta a una conclusione univoca: è considerata accettabile la compressione delle libertà individuali, delegandone la responsabilità allo Stato, in favore della tutela della salute.
Una condizione di straniamento per così dire costituzionale in cui il godimento di un diritto escluderebbe l’altro. Lo strabismo del messaggio documentato dall’autorevole istituto fa tremare le vene e i polsi ma resta una fotografia vera e propria dello status quo con cui è urgente fare i conti. Non è peregrina l’immagine a cui il Censis accosta lo Stato, perlomeno nella versione hobbesiana del cittadino che preferisce ridurre la propria partecipazione a mera sudditanza: è l’effigie mostruosa del Leviatano. Se le compulsioni non possono essere controllate, insiste però una responsabilità oggettiva ed è quella di accogliere, interpretare e convogliare quelle spinte dal potenziale esito autodistruttivo per individui, comunità, società in direzioni diametralmente opposte. Si può abbandonare la società italiana nel crogiuolo della paura, conseguentemente alimentandone la soggezione nei confronti di uno Stato dalla proiezione totalitaria? O piuttosto occorre lavorare per rinforzare la certezza dei diritti, anche e soprattutto nel mezzo della buriana del Covid, così rinsaldando l’autonomia costituzionale degli individui, delle comunità, della società intera? E a chi spetterebbe tale compito? Proprio allo Stato, che invece o indugia e tentenna per uno storico deficit di impalcatura, o si gode ambiguamente la convenienza di una posizione determinante, letteralmente determinante cioè del destino di inermi cittadini…

Leggi l’articolo integrale di Giuseppe Maria Milanese* su PANORAMA DELLA SANITÀ n.2 febbraio 2021

*Presidente Cooperativa OSA, Operatori Sanitari Associati e Confcooperative Sanità

 


Panorama della Sanità - copertina n2 febbraio 2021Sfoglia il numero di febbraio di PANORAMA DELLA SANITÀ. Come ogni mese il dibattito aperto ha coinvolto numerose firme importanti del nostro settore, in un dialogo referenziato che mira a coinvolgere e contribuire ad una sempre più nuova visione del nostro sistema sanitario.

Hanno scritto per noi: Tonino Aceti, Americo Cicchetti, Rossana Dettori, Raffaele Donini, Bernardino Fantini, Piero Ferrante, Ignazio Ganga, Mariapia Garavaglia, Giuseppe Limongelli, Giuseppe Maria Milanese, Giandomenico Nollo, Carlo Palermo, Domenico Proietti, Francesco Ripa di Meana, Federico Spandonaro, Angelo Tanese, Marco Trabucchi, Marco Zecca.


 

Print Friendly, PDF & Email