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Liberi tutti e si salvi chi può

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«Sono vaccinato» ha comunicato sui social il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Col vaccino cinese Sinopharm. E anche il presidente polacco Andrzej Duda sembra stia barattando patate con vaccini, sempre con la Cina. Peccato che i vaccini cinesi non siano passati neanche nei dintorni dell’Ema.

A suo tempo si era polemizzato sull’acquisto da parte del Governo tedesco di 30 milioni di dosi in più rispetto all’accordo fatto dalla UE con le Big Pharma. “È noto che la Germania ha ordinato 30 milioni di dosi del vaccino anti-Covid, bilateralmente, a Pfizer e BioNtech” aveva dichiarato il portavoce del ministro tedesco per la Salute, Jens Spahn. In barba al rigore teutonico sul rispetto delle regole comunitarie.
Eppure, i contratti li aveva fatti Ursula der Leyen, tedesca pure lei, ex ministro di tutti i governi del Cancelliere di ferro Angela Merkel, pare dimenticando di mettere clausole di salvaguardia nel caso di mancato rispetto delle consegne.

Ed allora ecco che il nostro premier Mario Draghi spinge per far adottare il pugno duro contro le Big Pharma, vietare l’export di vaccini oltre i confini del territorio comunitario, costringere le stesse aziende a produrre più dosi. E blocca l’esportazione in Australia di 250.000 dosi del vaccino Astrazeneca prodotte in Italia. Tolleranza zero contro chi specula sulla salute.

Nel contempo Salvini, leader di un partito che sostiene il suo governo, annuncia “Facciamo come l’Austria e San Marino” auspicando l’importazione del vaccino Sputnik V dalla Russia. Gli fa eco Stefano Bonaccini Presidente della Regione Emilia Romagna. Come dire: Don Camillo e Peppone nuovamente assieme.

Mentre assistiamo a questi balletti di dichiarazioni, attoniti, disorientati, e forse anche un po’ depressi, vediamo giorno per giorno affievolirsi la speranza di essere vaccinati presto e tutti (al netto di no vax, negazionisti, terrapiattisti che almeno speriamo non vadano ad ingrossare le file), per riprenderci finalmente la vita, una vita normale, e cercare di rimettere in carreggiata il nostro Paese.

Intanto stiamo tutti con gli occhi puntati sulla pagina delle vaccinazioni sui siti delle Regioni, come sul tabellone del Super Enalotto, aspettando che escano i numeri magici che corrispondono alla nostra età.
Ci conforta apprendere che, nell’ultima riunione al Mise con Farmindustria, Aifa e il Commissario straordinario Figliuolo di fresca nomina, le aziende farmaceutiche che operano in Italia abbiano dichiarato che sarebbero pronte a produrre il vaccino sul suolo patrio. Tempo stimato 6 mesi. Se tutto va bene… saremo nell’autunno del 2021. Altre 50.000 vittime, al tasso giornaliero di mortalità. Non ci si poteva pensare prima?

E allora liberi tutti e si salvi chi può.

Sandro Franco

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