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Fials Lazio: obbligo vaccinale per tutti senza distinzione tra categorie

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Il sindacato pone l’accento sulla necessità di non discriminare una categoria rispetto a un’altra, piuttosto di allargare la platea delle persone da vaccinare senza alcuna differenziazione.

“Il Disegno di legge sull’obbligo vaccinale al personale sanitario e ai dipendenti che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali che dovrà essere approvato entro 60 giorni dai due rami del parlamento, si potrebbe ritrovare a fare i conti con le disparità di trattamento, lesione e violazione di diritti costituzionalmente garantiti  e sottoposto a ricorsi civili”. E’ quanto riporta la nota della Segreteria provinciale di Roma che attraverso il proprio team di legali vuole porre l’accento sulla necessità di non discriminare una categoria rispetto a un’altra, piuttosto di allargare la platea delle persone da vaccinare senza alcuna differenziazione.

“Premesso che l’obbligo vaccinale è una tutela per la collettività e un atto di rispetto nei confronti del prossimo, non vorremmo che il Governo – continua la nota – facendo una scelta sbagliata, inducesse gli operatori sanitari a coalizzarsi in comitati per promuovere molteplici ricorsi giudiziari. L’ obbligo vaccinale e il conseguente dissenso comporterebbe l’operatività di una ampia e indiscriminata discrezionalità nell’agire dell’azienda in quanto, unilateralmente ha la passibilità di provvedere alla ricollocazione, demansionamento, sospensione dal lavoro, sospensione dello stipendio, ledendo diritti acquisiti e inalienabili dei lavoratori, statuiti e sanciti nei contratti in vigore”.

L’inserimento di detto obbligo inoltre lascia scoperti nodi cruciali nell’ambito operativo dell’applicazione. Dovrebbe essere previsto un iter specifico a tutela dell’operatore sanitario, ovvero dovrebbe essere apprestata una tutela più stringente e pregnante, come una valutazione da parte del medico competente circa l’idoneità e l’obbligatorietà del vaccino con riferimento anche a soggetti con specifiche patologie, l’eventuale esonero dal consenso informato (in quanto incompatibile con l’obbligo) e sicuramente l’assunzione di un’eventuale responsabilità a fronte di possibili controindicazioni, eventi avversi e danni alla salute”.

“Senza contare che la ricaduta sul comparto sanitario sarebbe delle più deleterie se il personale in servizio venisse meno! Si parla infatti del 30 per cento di sanitari contrari non alla vaccinazione, ma all’obbligo di questa. L’azienda pertanto, dovrebbe provvedere ad una diversa collocazione, demansionamento, sospensione o aspettativa non retribuita a tempo determinato fino a dicembre 2021, di un numero cospicuo di operatori sanitari, operanti in reparti e in corsia, di importanza vitale e strategica, specie nel periodo di pandemia, diminuendo così in modo considerevole dette unità, causando un ulteriore stress all’organizzazione del lavoro già ridotta ai minimi termini.”

Gli ospedali non potrebbero più garantire le prestazioni odierne. E ovviamente in questo contesto – precisa la nota Fials – non si escludono una pioggia di ricorsi per demansionamento. Se malauguratamente questi ricorsi dovessero essere vinti dai lavoratori lo Stato dovrebbe ridare indietro i soldi mancati con gli interessi, risarcendo tutti gli operatori.

“Su questo fondamento invitiamo il governo a non discriminare le diverse categorie imponendo differenziazioni, sconfinando in un’ipotesi di mero totalitarismo, e soprattutto a valutare le penalizzazioni contrattuali calpestando diritti acquisiti di migliaia di persone”.

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