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Guai a sprecare!

vaccino dottore
La vicenda AstraZeneca sta inficiando inutilmente, ma pericolosamente, la fiducia nella vaccinazione.

di Mariapia Garavaglia*

L’arruffata comunicazione, anche attraverso un linguaggio non sempre adatto ai profani di termini medici, sta causando più vittime di quelle percentualmente temute per eventuali e rari danni collaterali. Non si spiegano nemmeno i comunicati sibillini di Ema. Certo che i vantaggi sono superiori ai rischi; vale per ogni farmaco. I medici lo sanno quando prescrivono i farmaci, perciò informino i loro pazienti. Si diano da fare, visto che opportunamente è stato approvato lo scudo penale per la loro attività vaccinale. Incredibile inoltre che Ema “consigli” agli Stati (non alle Regioni) di comportarsi a loro discrezione. Ma in Ema sono rappresentati tutti gli Stati europei e se l’Agenzia europea non unifica i comportamenti tanto vale che ogni Stato si serva della propria Agenzia nazionale con buona pace del coordinamento dell’ente regolatore europeo.

La questione dell’età ha assunto indegni risvolti grotteschi! Se fossero stati vaccinati prioritariamente e tempestivamente tutti gli ultraottantenni ora non si giocherebbe sui numeri: meno di 60 anni o fra i 56 e i 60, oppure…Ogni Stato ha deciso autonomamente! Ma non ci sarà un altro modo per uscire dalla pandemia se non vaccinarsi, vaccinarsi e poi ancora vaccinarsi! È un diritto per proteggere la propria salute e un dovere civico ed etico per rispettare quella altrui.
E qui sorge il problema dell’approvvigionamento. Guai se, consentendo di scegliere il vaccino se ne sprecassero preziose dosi. Si faccia una chiamata a chi si propone di vaccinarsi subito con AstraZeneca.

Bisogna anche chiarire che chi chiede, urla e manifesta in piazza, non ha ragione fino a quando non ci sarà la sicurezza sanitaria. Possibile che non pesino i troppi morti che ancora oggi dobbiamo registrare? E non è tempo di parlare d’altro invece che polemizzare sugli stessi argomenti da mesi, ogni giorno, a tutte le ore? Per esempio come aiutare in maniera sostanziale le categorie che soffrono di più. Oppure continuare a garantire i servizi sanitari ai pazienti non Covid che hanno il diritto alla continuità delle cure.

*Presidente dell’Istituto Superiore di Studi Sanitari “Giuseppe Cannarella”

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