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Le riflessioni del terzo occhio

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Gli strumenti per accertare se “quella specifica innovazione” sia di beneficio per il paziente sono molteplici. Tra questi anche l’Hta che, nelle situazioni di incertezza, dovrebbe assumere il coraggio della valutazione.

di Dario Sacchini

Di che si parla? Prima di addentrarci nella riflessione, si profilano due necessarie premesse. La prima: il livello osservativo. Sarà quello della bioetica, disciplina che a partire dagli anni ’70 del secolo scorso ha raccolto e implementato la lunga tradizione dell’etica medica ippocratica sfidata dalla inedita complessità della Biomedicina contemporanea. Una disciplina, la Bioetica, finalizzata per un verso a individuare eventuali valori/beni in gioco a rischio o in conflitto nella situazione in oggetto, per altro verso a facilitare le scelte da parte del decisore, alla luce di un sistema assiologico dichiarato, nel nostro caso i principi ispiratori del Servizio sanitario nazionale. La seconda premessa riguarda la necessaria stringatezza argomentativa imposta dalle caratteristiche editoriali del contributo. Detto ciò, già i termini in gioco suggeriscono interessanti spunti di riflessione bioetica.

Tanto per iniziare, il termine diritto. Cosa si intende qui? Il diritto soggettivo, cioè “la facoltà accordata dal diritto oggettivo a un singolo individuo di esigere una determinata condotta da altri soggetti, ovvero la garanzia normativa di una utilità (bene, prestazione) sostanziale e diretta a favore del soggetto titolare. In ogni caso, può dirsi che il diritto soggettivo rappresenta il massimo grado di tutela di un interesse individuale”. In termini bioetici, si potrebbe dire che il diritto rappresenta la garanzia di un valore talmente rilevante da non poter essere lasciato alla sola discrezionalità del soggetto.

Poi, il termine cura, che può farsi risalire al complesso di trattamenti medici finalizzati alla guarigione, alla migliore gestione delle patologie croniche in senso curativo e/o sintomatico. Infine, l’innovazione che, per i prodotti medicinali, si pone ad almeno tre livelli: commerciale, tecnologico e terapeutico. A proposito di quest’ultimo livello, l’attribuzione di innovatività deve tenere conto del bisogno terapeutico, del valore terapeutico aggiunto e della qualità delle prove ovvero la robustezza degli studi clinici.

Leggi l’articolo integrale di Dario Sacchini* su PANORAMA DELLA SANITÀ n.5 maggio 2021

*Dipartimento di Sicurezza e Bioetica, Sezione di Bioetica e Medical Humanities, Facoltà di Medicina e Chirurgia “A. Gemelli”, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; Consiglio Direttivo Sihta

 


Sfoglia il nuovo numero di maggio di PANORAMA DELLA SANITÀ. Come ogni mese il dibattito aperto ha coinvolto numerose firme importanti del nostro settore, in un dialogo referenziato che mira a coinvolgere e contribuire ad una sempre più nuova visione del nostro sistema sanitario.

 

Hanno scritto per noi: Franco Bambi, Bruno Cavaliere, Bernardino Fantini, Carlo Favaretti, Mariapia Garavaglia, Annalisa Geraci, Annalisa Giancaterini, Guido Grignaffini, Antonio Guaita, Dario Manfellotto, Ida Mangone, Barbara Meini, Andrea Messori, Giuseppe Maria Milanese, Nicoletta Musacchio, Fabrizio Polverini, Anna Ponzianelli, Guido Rasi, Dario Sacchini, Roberto Schiatti, Lorenzo Sommella, Cristiano Spada, Angelo Tanese, Ilaria Tonelli, Marco Trabucchi, Luca Zaia

 


 

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