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Un sistema poco accogliente

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Il settore farmaceutico negli ultimi quindici anni, in Europa come in Italia, non è stato ritenuto strategico. Delocalizzazione e frammentazione della catena produttiva unite all’assenza di un istituto centrale di ricerca ci hanno messo nella condizione di dover negoziare.

di Guido Rasi

L’industria farmaceutica Italiana mantiene una posizione di rilievo europeo e globale con una grande reputazione in termini di qualità del prodotto e capacità produttiva. Ha costantemente incrementato l’esportazione fino alla cifra record del 96% del totale del prodotto nel 2019, superando anche la Germania. Sul fronte dell’innovatività il gruppo di industrie italiane che investe significativamente è costituito da industrie di dimensioni piccole e medie (Pmi), che pur con un alto potenziale innovativo, oltre 300 prodotti biotech in sviluppo e con 2 delle 10 “terapie avanzate” autorizzate in Europa, non riesce a mantenere la stessa leadership che vanta in campo produttivo.

Oggi l’innovazione in campo terapeutico necessita di piattaforme di condivisione tecnologica e di vastissime ed eterogenee competenze interdisciplinari (biotecnologie, data science, nanotecnologie, ecc). Da un lato le Pmi sembrano essere funzionali per flessibilità al nuovo paradigma basato sulla medicina di precisione e sempre più personalizzata, dall’altro pagano la mancanza della forza economica e della massa critica che solo una grossa multinazionale può mettere in campo.

L’assenza di colossi multinazionali potrebbe essere compensata da investimenti su piattaforme tecnologiche con finanziamento pubblico-privato guidate da
un chiaro indirizzo strategico nel medio e lungo periodo. Abbiamo visto l’impatto formidabile di questo approccio negli Stati Uniti sullo sviluppo rapidissimo di vaccini innovativi per il Covid-19, creando iniziative e piattaforme quali Activ e Barda, supportate dal National Institute of Health (Nih). Il sistema italiano è complessivamente poco “accogliente” a vari livelli: oltre alla carenza di investimenti strategici, in Italia è difficile svolgere ricerca clinica.

Leggi l’articolo integrale di Guido Rasi* su PANORAMA DELLA SANITÀ n.5 maggio 2021

*Microbiologo, Università di Roma Tor Vergata; Direttore Scientifico di Consulcesi; già Direttore Esecutivo dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA)

 


Sfoglia il nuovo numero di maggio di PANORAMA DELLA SANITÀ. Come ogni mese il dibattito aperto ha coinvolto numerose firme importanti del nostro settore, in un dialogo referenziato che mira a coinvolgere e contribuire ad una sempre più nuova visione del nostro sistema sanitario.

 

Hanno scritto per noi: Franco Bambi, Bruno Cavaliere, Bernardino Fantini, Carlo Favaretti, Mariapia Garavaglia, Annalisa Geraci, Annalisa Giancaterini, Guido Grignaffini, Antonio Guaita, Dario Manfellotto, Ida Mangone, Barbara Meini, Andrea Messori, Giuseppe Maria Milanese, Nicoletta Musacchio, Fabrizio Polverini, Anna Ponzianelli, Guido Rasi, Dario Sacchini, Roberto Schiatti, Lorenzo Sommella, Cristiano Spada, Angelo Tanese, Ilaria Tonelli, Marco Trabucchi, Luca Zaia

 


 

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