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Comunicare la “buona notizia” in oncologia

medico paziente mascherina
Nasce a Torino il progetto “Oncologia Contemporanea”

Grazie al progressivo affinamento delle tecniche diagnostiche e a terapie sempre più efficaci, la guarigione nel campo delle malattie tumorali è diventata una possibilità sempre più reale. Lo scenario è cambiato, e con esso deve cambiare il linguaggio: il tema di come parlare di buona notizia in oncologia è più che mai attuale. In questo contesto è nato a Torino il progetto “Oncologia Contemporanea”, che vede coinvolti per ora la Rete Oncologica Piemonte e Valle d’Aosta, la Fondazione Ricerca Molinette Onlus, il Coes – Centro Oncologico Ematologico Subalpino, l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Torino e il Centro di ricerca Remedia. Il progetto ha come obiettivo di agire sulla comunicazione in campo oncologico per cambiare la percezione culturale di queste malattie.

“Con questo progetto vogliamo contribuire ad arricchire la riflessione in corso sul significato, anche semantico, della parola cancro – ha spiegato Libero Ciuffreda, primario Coes e Consigliere di Amministrazione di Fondazione Ricerca Molinette. Riteniamo che, anche grazie ai dati sul progressivo incremento della sopravvivenza dei pazienti oncologici e del miglioramento della loro qualità di vita, oggi si imponga una rivoluzione culturale e del linguaggio di cui vogliamo essere protagonisti. Ogni giorno in Italia si diagnosticano più di 1.000 nuovi casi di cancro. Si stima, infatti, che nel nostro Paese vi siano nel corso dell’anno circa 377.000 nuove diagnosi di tumore, di cui 195.000 fra gli uomini e 182.000 fra le donne. I dati relativi al 2020 sottolineano come, tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione, l’incidenza dei tumori nel periodo 2008-2016 sia in aumento tra le donne (+1,3 % per anno dal 2008) e sostanzialmente stabile tra gli uomini, con percentuali stabili di guarigione: il 63% delle donne e il 54% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi. L’obiettivo del progetto è depotenziare la parola cancro e dissociare la diagnosi e la cura delle patologie neoplastiche, da immagini, metafore e significati terrorizzanti, sempre più lontani dalla moderna medicina oncologica”.

Questo verrà realizzato innanzitutto, in campo comunicativo, con uno spazio di interazione sui social, per dare voce a chi voglia raccontare la propria storia, e con una pubblicazione prevista per fine 2021, a cura di Mimesis edizioni e finanziata dalla Fondazione Ricerca Molinette. Inoltre, per quanto riguarda la ricerca, inizierà a breve uno studio di linguistica medica proprio presso il Coes, per analizzare attraverso l’osservazione diretta cosa accade e cosa potrebbe cambiare nel linguaggio terapeutico.

“Il cancro è un argomento di cui un tempo non si parlava – ha affermato Guido Giustetto, presidente Omceo Torino. Lo stesso codice deontologico negli anni ‘90 permetteva al medico di non rendere partecipe il paziente della diagnosi: spesso equivaleva a una condanna a morte e dunque si temeva per le ripercussioni psicologiche che la comunicazione della malattia avrebbe potuto avere. Ormai la medicina ha compiuto passi avanti estremamente importanti nella cura dei tumori, ma troppe volte la percezione continua a rimanere la stessa di qualche decennio fa. Per questo crediamo fortemente nel progetto Oncologia Contemporanea e nell’esigenza di riformulare il linguaggio e i messaggi che descrivono questa malattia, rendendoli più attuali, aderenti ai progressi che la sanità ha compiuto, innanzitutto nell’interesse del paziente e nell’ottica di migliorare la qualità della sua vita”.

Il progetto è una grande scommessa sul linguaggio e sulla forza di una nuova riflessione su ciò che diciamo, interpretiamo e comunichiamo – ha aggiunto Franca Fagioli, Direttore facente funzione della Rete Oncologica Piemonte e Valle d’Aosta. La Rete ha sostenuto il progetto perché da sempre conosce il valore e l’importanza del linguaggio come dispositivo di buona relazione e di alleanza terapeutica. Sappiamo bene che non sarà facile scardinare stereotipi e pregiudizi, verbali e simbolici, ma il progetto ha l’ambizioso compito di provare a far cambiare punto di vista per mutare progressivamente una visione troppo radicata di questa malattia”.

Ci sarà quindi bisogno di un nuovo linguaggio nella comunicazione medico-paziente in caso di diagnosi di tumore, che sia al passo con le attuali concrete possibilità di cura. “Sappiamo che anche all’estero questo tema è molto sentito e spesso raccontato in modo accessibile e chiaro – queste in conclusione, le parole di Mario Nejrotti, fondatore del progetto. In Italia questa cultura sta crescendo, alimentata da un bisogno forte di speranza da parte dei pazienti. Con Oncologia Contemporanea vorremmo contribuire a favorire questo processo nei suoi molteplici aspetti”.

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