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Soddisfazione dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria per l’approvazione di aducanumab

farmaci
Molteplici gli aspetti positivi sia legati alla molecola sia alle possibili ricadute sul sistema delle cure delle persone affette da demenza.

L’Associazione Italiana di Psicogeriatria esprime soddisfazione per la decisone della Food and Drug Administration USA di approvare il trattamento della demenza di Alzheimer con il farmaco aducanumab. I motivi di soddisfazione – spiega l’Aip – sono molteplici, sia direttamente legati alla molecola, sia alle possibili ricadute sul sistema delle cure delle persone affette da demenza.

1.     Anche se il trattamento sarà riservato solo ad alcune tipologie di pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer, è la prima terapia approvata dal 2003. Un segnale positivo per la clinica e per la ricerca

2.     Aducanubam agisce con un meccanismo biologico certo, cioè la riduzione delle placche di beta amiloide nel cervello. Il collegamento alterazioni neurobiologiche-sintomatologia- evoluzione clinica, costruito attorno al nuovo farmaco, è un modello esemplare di una medicina che confida nel progresso scientifico

3.     L’approvazione di un farmaco che ha alla base una grande quantità di studi e ricerche sul piano neurobiologico rappresenta un segnale positivo per le migliaia di ricercatori che, in tutto il mondo, sono impegnati nell’identificazione dei possibili meccanismi che portano alla comparsa dei sintomi della demenza. Un primo segnale positivo destinato ad ampliarsi, con possibili futuri vantaggi per i malati

4.     Aducanumab esercita la propria azione clinica nelle fasi inziali o prodromiche della malattia di Alzheimer. Questo fatto indurrà, come conseguenza diretta, la clinica a dedicare sempre maggiore attenzione alle fasi inziali, impostando, allo stesso tempo, interventi con il farmaco e quelli, altrettanto importanti, per garantire la migliore qualità della vita al malato e alla sua famiglia

5.     L’Associazione Italiana di Psicogeriatria esprime solidarietà alle Associazioni di malati e delle famiglie, che sono state sempre molto attente a identificare le possibili terapie per alleviare la sofferenza delle persone colpite da alterazioni delle funzioni cognitive. È peraltro certo che le Associazioni saranno osservatrici attante e precise dei possibili effetti del nuovo farmaco, per meglio definire luci e ombre del trattamento

6.     L’introduzione in Italia dell’aducanumab imporrà al nostro servizio sanitario nazionale l’organizzazione di una rete in grado di identificare precocemente i sintomi, di organizzare una diagnosi corretta, utilizzando adeguati strumenti della clinica, della neuropsicologia, delle tecnologie di imaging e biologiche, di somministrare il farmaco e di rilevarne nel tempo gli effetti. Ciò richiederà la costruzione di un sistema in grado di operare in continuità, partendo dalla medicina del territorio per arrivare ai centri per la cura delle demenze (CDCD) e quindi a quelli in un grado di somministrare correttamente il farmaco. L’attuazione del Pnrr, che si è posto il compito di dedicare attenzione alle malattie che richiedono una lunga assistenza, sarà l’occasione – conclude l’Associazione – per riorganizzare il sistema di cura delle demenze, anche confidando sul possibile effetto di traino esercitato dall’aducanumab.

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