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La riabilitazione robotica garantisce la personalizzazione del percorso di recupero della persona colpita da ictus cerebrale

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“Le attuali normative del sistema sanitario limitano fortemente il ricorso da parte di persone colpite da ictus cerebrale per i  tempi adeguati  a trattamenti riabilitativi tradizionali ed in particolare anche con l’utilizzo di trattamenti robotici” denuncia Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv 

Nel corso degli ultimi anni sono stati portati avanti numerosi studi relativi alla riabilitazione robotica, sono 316 quelli inclusi e analizzati in tutta la letteratura esistente di ricerca e clinica a livello mondiale. La prima Conferenza di Consenso a livello mondiale in questo ambito, che si sta concludendo in Italia in questi giorni, ha mostrato come la popolazione più studiata sia stata quella colpita da ictus cerebrale, con ben 169 studi.  Le indicazioni emerse sono molto positive e stimolano la ricerca a proseguire su questa strada, valutando in particolare gli elementi di neuro plasticità dopo ictus e di integrazione con le più “tradizionali” metodiche di trattamento riabilitativo. La maggior parte degli studi, concentrata appunto sulla riabilitazione in persone con esiti di ictus cerebrale, ha esaminato la riabilitazione del cammino e dell’equilibrio e quella dell’arto superiore, evidenziando positivi effetti in ogni fase della malattia. La letteratura ha in ogni caso mostrato che la mobilizzazione precoce e gli interventi mirati riducono la durata dell’ospedalizzazione e migliorano la disabilità. La terapia robotica, dunque, rappresenta un’opzione terapeutica fondamentale per arricchire il trattamento e migliorare l’autonomia globale del paziente colpito da ictus.

“La riabilitazione assistita da tecnologie innovative e robot deve essere considerata parte integrante dell’intervento riabilitativo: ha come obiettivo quello di perfezionare i trattamenti riabilitativi standard attraverso l’interazione tra professionista della riabilitazione, paziente e robot – dichiara Alessandro Giustini, Direttore Ospedale Riabilitativo San Pancrazio – Arco (Trento) e componente della Giuria scientifica della Consensus Conference. I robot, dotati di sistemi di controllo adattivi, permettono di personalizzare l’intervento riabilitativo in base alle necessità e abilità residue specifiche di ogni paziente, al fine di favorire il recupero sensori-motorio, cognitivo e comportamentale. I trattamenti riabilitativi assistiti da robot sono inoltre caratterizzati da alta intensità e ripetitività, sono sicuri e affidabili e permettono quindi la quantificazione dei parametri caratteristici dei movimenti effettuati, con una valutazione funzionale oggettiva. Sono uno strumento sempre più importante nelle mani del medico fisiatra e del fisioterapista per ampliare le loro capacità di cura. Purtroppo, fino ad oggi, può esser applicata nel nostro Paese solo a pochi pazienti se vengono inseriti in studi e ricerche, oppure a pagamento, perché non riconosciuta tra le prestazioni del Sistema Sanitario: i diritti alla cura di tutti i cittadini colpiti da Ictus sono, purtroppo, in questo modo gravemente limitati”.

“Le nuove tecnologie sono ormai entrate a far parte in maniera solida e significativa del percorso terapeutico per la riabilitazione delle condizioni di menomazione e disabilità – dichiara Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale). Le attuali normative del sistema sanitario limitano fortemente il ricorso da parte di persone colpite da ictus cerebrale per i  tempi adeguati  a trattamenti riabilitativi tradizionali ed in particolare anche con l’utilizzo di trattamenti robotici; considerati i notevoli risultati, la nostra Associazione si augura che queste procedure di trattamento possano diventare quanto prima uno standard da garantire in modo omogeneo a tutti i soggetti clinicamente indicati”.

Terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, prima causa di invalidità e seconda causa di demenza: l’ictus cerebrale colpisce nel nostro Paese circa 120 mila persone ogni anno. Per la sua elevata incidenza, costituisce un problema assistenziale, riabilitativo e sociale di enormi dimensioni. Si tratta di un fenomeno in crescita, anche per l’invecchiamento progressivo della popolazione, motivo per cui sarà sempre più necessario affidarsi a strategie di prevenzione  e  riabilitazione per gestire in modo sostenibile e adeguato la patologia nel lungo termine e in un contesto di cronicità e comorbidità.

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