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Obesity Day 2021, Durante la pandemia il 48% dei pazienti obesi è aumentato di peso

obesità donna
Lo studio della Fondazione Adi condotto durante il lockdown su un campione di pazienti obesi in cura nei Centri Obesity Day italiani. Paura, insoddisfazione, condizione lavorativa instabile, insonnia e interruzione dei checkup tra i fattori responsabili dell’aumento di peso.

Isolamento, disregolazione emotiva, condizione lavorativa instabile e interruzione delle consulenze nutrizionali sono tra i principali fattori correlati all’aumento di peso, superiore ai 4kg, registrato durante l’emergenza Covid-19 negli italiani affetti da obesità. Tra di essi vi sono in maggioranza disoccupati, smartworker, persone con disagi emotivi importanti e casalinghe sopraffatte dalla rabbia e dalla condizione di confinamento domestico. Lo stile di vita è rimasto, invece, invariato o addirittura migliorato nelle persone obese che durante il lockdown hanno continuato a svolgere la loro professione mantenendo una condizione economica regolare come i dipendenti pubblici e privati, pensionati, agricoltori o artigiani i quali sembrano aver affrontato bene i problemi emotivi legati alle restrizioni.

Ad affermarlo sono i risultati finali di uno studio multicentrico non-profit condotto dalla Fondazione ADI dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) durante le fasi di lockdown dell’emergenza Covid-19 su un campione di 1300 pazienti obesi in cura nei Centri Obesity Day afferenti all’ADI e operanti nel SSN presenti su tutto il territorio nazionale. In attesa di essere pubblicata sulla rivista International Journal Obesity, la ricerca viene resa nota in concomitanza dell’Obesity Day 2021 la campagna nazionale di sensibilizzazione sull’obesità promossa da ADI e dalla sua Fondazione ogni 10 ottobre su tutto il territorio nazionale e che quest’anno, visto il perdurare dell’emergenza Covid-19, si svolgerà all’aperto in alcune piazze italiane e in modalità on-line con il webinar Obesità#NextGeneration promosso dalla Fondazione ADI l’8 ottobre a partire dalle 17.00. Nel corso del webinar i medici ADI saranno a disposizione, inoltre, della popolazione per rispondere via chat sul sito dell’Obesity Day a domande e fornire consigli utili su sovrappeso e obesità.

I risultati

Durante i periodi di lockdown il 48,8% delle persone intervistate è aumentato di peso, il 27% è diminuito, mentre il 24% è rimasto stabile. Nei pazienti in cui si è verificato l’aumento del peso il benessere psico-fisico è diminuito del 69,6%, il 62% ha manifestato difficoltà emotive, principalmente paura e insoddisfazione, il 55% ha sperimentato un cambiamento nella qualità/quantità del sonno con insonnia o risveglio precoce, il 56% ha ridotto l’attività fisica, il 68% ha incontrato difficoltà a seguire la dieta, il 58% non si è tenuto in contatto con il proprio centro o consulente,  ma soprattutto la maggioranza di essi ha mangiato male riducendo drasticamente la quantità di cibi presenti nella dieta mediterranea. Nel claster delle persone che sono  aumentate di peso è emerso, inoltre, che il 68% di essi avrebbe voluto essere aiutato con i farmaci per l’obesità.

Nei soggetti obesi che invece sono riusciti a mantenere un peso invariato o addirittura a dimagrire (57%) si è visto come una condizione lavorativa più stabile, il mantenimento dei trattamenti terapeutici con la telemedicina e una constante attività fisica abbiano influito positivamente sul benessere psico-fisico.

“I risultati emersi da questa indagine evidenziano come durante i mesi più bui della pandemia, quando tutto sembrava essersi fermato, malattie croniche e invalidanti come l’obesità abbiano purtroppo continuato ad accentuarsi con effetti allarmanti sullo stato di salute e sul benessere psicofisico dei pazienti e ricadute economiche importanti sul sistema sanitario nazionale – commenta Antonio Caretto, presidente Fondazione ADI – All’interruzione delle visite ambulatoriali durante il lockdown non è seguito purtroppo un servizio di telemedicina omogeneo e accessibile per tutti, provocando soprattutto nelle fasce più fragili di pazienti un’interruzione dei controlli periodici e dei percorsi terapeutici con un conseguente cambiamento delle abitudini alimentari e dello stile di vita. Consulenze a distanza, terapie mirate, tecniche di gestione dello stress e in alcuni casi anche la terapia farmacologica possono rivelarsi utili nella gestione del paziente obeso. Un tipo di approccio che potrebbe essere applicato anche in quei pazienti che vivono particolari situazioni di disagio, ma utile anche per un monitoraggio più intensivo da parte dei centri con team multidisciplinari di riferimento per l’obesità – conclude Caretto.”

“Quando nel 2001 l’ADI istituì l’Obesity Day, indicava i Servizi di Dietetica e Nutrizione Clinica del SSN come presidi qualificati di diagnosi e terapia per l’obesità – aggiunge Carmela Bagnato, segretario ADI – Oggi, in tutta Italia, tranne qualche realtà privilegiata, i Servizi di Dietetica non sono distribuiti omogeneamente sul territorio nazionale. Una patologia multifattoriale come l’obesità necessita di un approccio terapeutico integrato e non parcellizzato, c’è bisogno di una complessa strategia di prevenzione che abbandoni per sempre il paradigma della responsabilità personale, e che coinvolga nel cambiamento ambienti e ritmi sociali obesiogeni. Aspetti che come ADI affronteremo nelle prossime settimane nel congresso nazionale di Torino, per tenere alta l’attenzione su questa emergenza sociale e sanitaria.”

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