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Per i medici il Pnrr senza risorse è una scatola vuota

tavola rot sumai
I sindacati di categoria a confronto in una Tavola rotonda nell’ambito del 53° Congresso del Sumai Assoprof

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e sanità digitale. Questo il titolo della tavola rotonda svoltasi ieri durante il 53° Congresso del Sumai Assoprof in corso di svolgimento a Roma a cui hanno partecipato oltre ad Antonio Magi, segretario generale Sumai Assoprof, Domenico Crisarà della Fimmg, Paolo Biasci segretario Fimp, Guido Quici, segretario Cimo e Carlo Ghirlanda, presidente Andi anche Pierpalo Sileri, sottosegretario alla Salute, Andrea Mandelli, presidente Fofi. “Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – ha esordito Magi – è lo strumento che dovrà̀ dare attuazione, in Italia, al programma Next Generation EU indicando come impiegare le risorse. Nel complesso i fondi a disposizione dovranno essere impiegati per un’azione di rilancio guidata da obiettivi di policy e interventi connessi ai tre assi strategici condivisi a livello europeo. Essendo la riforma della medicina del Territorio importante, in questo senso e in linea di principio, l’azione del Governo appare del tutto condivisibile, meno però gli strumenti messi in atto per la riforma stessa. Infatti il PNRR prevede dotazioni e strutture tecnologiche ma non parla dei professionisti della salute, ovvero dei medici mentre crediamo che sia necessario proporre modelli organizzativi e di governance che sappiano coniugare gli obiettivi del PNRR con le reali esigenze dei professionisti e dei cittadini”.

“Il Pnrr è un piano che noi riteniamo in questo momento largamente incompleto e sul quale riteniamo che sia mancato il confronto per quanto riguarda prima la parte organizzativa e poi la messa in opera concreta, coinvolgendo definitivamente in questo percorso però le professionalità mediche, le competenze mediche, le esperienze fatte anche in questo periodo di Covid, per migliorare e aumentare anche le possibilità di assistenza sul territorio, in un concetto di medicina di prossimità, che non si può non sviluppare anche aumentando il professionalismo, le competenze e contemporaneamente affrontando anche tutte le altre riforme, che sono necessarie e opportune perché la sanità sia in grado veramente di produrre salute a favore del cittadino”. Così Carlo Ghirlanda, presidente nazionale ANDI.

“Nel Pnrr – ha spiegato Domenico Crisarà, vicesegretario nazionale FIMMG – non è un problema se le case di comunità diventano un qualcosa di aggiuntivo alla rete territoriale fatta dai medici di medicina generale, dagli specialisti ambulatoriali e dai pediatri di libera scelta, e non un alimento sostitutivo. Nel primo caso sarebbe infatti un’occasione di arricchimento del territorio, mentre diverso è se questo sarà un momento sostitutivo, che quindi porterà distante la medicina, la specialistica e la pediatria di libera scelta dai cittadini, dalla prossimità e dalla diffusione sul territorio, concentrandoli in luoghi che non fanno bene all’assistenza”.

Per Guido Quici, presidente nazionale CIMO “Oggi abbiamo sollevato non poche perplessità sul Pnrr, perché denunciamo di essere esclusi dalla progettualità come medici. È un progetto che utilizza risorse solo per costruire edifici e per mettere in gioco una serie di tecnologie, però se non c’è abbinata una riforma sia del territorio sia dell’ospedale, che deve essere contestuale, è chiaro che tutto rischia di essere vanificato. Ho detto più volte che occorre rivedere il titolo V della Costituzione- ha proseguito- perché occorre eliminare l’eccessiva autonomia delle Regioni, dando al ministero della Salute una maggiore centralità. Ovviamente occorre rivedere i finanziamenti, perché il Fondo sanitario nazionale è insufficiente e non dà nessuna prospettiva economica. Poi ci sono una serie di attività che ci preoccupano, perché il Pnrr non parla di professionisti e se io acquisto 3133 grandi tecnologie, tra Tac e risonanze magnetiche, ma non ho chi le fa funzionare- ha concluso- ho solo buttato delle risorse”.

“In vista della ristrutturazione del territorio, prevista dal Pnrr, bisogna ragionare in modo costruttivo. Anche perché sembra che, più che ristrutturare, si voglia distruggere e ricominciare dalle fondamenta. Credo che il nostro Servizio sanitario nazionale non abbia bisogno di questo, ma certamente di miglioramenti e ci sono le risorse per farlo dobbiamo. Noi medici e istituzioni dobbiamo sederci a un tavolo insieme e discutere, per poter avere anche noi la possibilità di suggerire quelle cose che devono essere migliorate”. Queste le parole di Paolo Biasci, presidente nazionale Fimp che ha aggiunto “Il nostro Servizio sanitario nazionale, l’abbiamo sempre detto- ha proseguito Biasci- è il fiore all’occhiello di noi italiani. Sicuramente il Covid ha messo a nudo alcune criticità e da quelle dobbiamo ripartire, ma non dobbiamo rischiare di ‘buttare via il bambino con l’acqua sporca’; è evidente che molto è da mantenere e noi, come pediatri di libera scelta, siamo pronti a dare il nostro contributo e abbiamo le idee chiare su quello che dovrà essere una futura rivisitazione del territorio, dove le cure primarie hanno un ruolo fondamentale e noi- ha concluso- per quanto riguarda l’assistenza ai bambini e agli adolescenti italiani”.

Per Andrea Mandelli, presidente della Fofi “Dobbiamo ragionare su un progetto per far sì che nel DL 71, quello che si occupa della rifondazione della medicina di prossimità, ci sia una parte importante di confronto tra noi e il governo. Questo perché abbiamo risolto un problema importante al Paese e abbiamo dimostrato di essere credibili. La complessità della medicina di prossimità è tale che non può essere tenuta solo da un professionista. Ci deve essere un team di persone sul territorio che danno una risposta al cittadino ognuno secondo le proprie competenze, ognuno con le proprie peculiarità in un rapporto di collaborazione fruttuoso tra professionisti. Io non ho problema a elaborare una strategia comune che vede le farmacie presidio sul territorio, in cui voi avete un ruolo importante e questo io lo sto dicendo dall’inizio della pandemia. Sono convinto che la nostra alleanza, di professionisti della salute, sia la chiave di volta per uscire da questa crisi e ridisegnare la sanità del territorio e far si che le risorse del Pnrr siano restituite nei prossimi anni. La nostra è la sfida più importante o siamo in grado di coglierla tutti insieme oppure ci sfracelleremo con il paese”.

Infine il sottosegretario Pierpaolo Sileri è intervenuto su un tema caro agli specialisti ambulatoriali quello dell’incompatibilità e ha detto che “credo che bisognerà lavorare ad una revisione  più completa, non solo sull’incompatibilità dei nuovi specialisti ma forse va rivisto anche il perimetro intramoenia, anche per personale infermieristico. Credo serva una revisione più completa e ampia non a scatole chiuse o settoriale”.

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