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Ricciardi (Cattolica): Non c’è tempo da perdere. L’Hta deve essere centrale

cong sihta
Il cambiamento che attende la sanità alla prova del Pnrr è stato il tema al centro della prima sessione plenaria del XIV Congresso Nazionale della Società italiana di health technology assessment (Sihta) in programma fino al 29 ottobre

È partito ieri il XIV Congresso Nazionale della Società italiana di health technology assessment (Sihta), in programma fino al 29 ottobre. Titolo scelto per l’edizione di quest’anno è “#HTA è cambiamento”. E proprio di cambiamento del Servizio sanitario nazionale, da attuare insieme allo strumento dell’HTA, si parla nella prima sessione plenaria pomeridiana, dal titolo “Cambiare per andare dove e con chi?”, in cui gli interventi sono moderati da Carlo Favaretti, Presidente onorario, e da Giandomenico Nollo, Vicepresidente della Società. Così come per il riscaldamento globale, anche in sanità stiamo ignorando gli avvertimenti per cui non c’è più tempo da perdere per correre ai ripari, secondo Walter Ricciardi, professore di Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “Abbiamo finora – spiega – adoperato soluzioni a breve termine, cioè tagli che non hanno nessuna efficacia nel lungo termine, anzi riducono la copertura della popolazione e aumentano le liste d’attesa. E su questa base si è abbattuto il Covid-19”. “Siamo – sottolinea – in una fase in cui l’Hta è molto sbandierata ma poco attuata. Deve essere centrale. In questo modo potremo contribuire alla sostenibilità del Ssn altrimenti le conseguenze potrebbero essere negative per il nostro Paese”. “Bisogna prendere decisioni importanti e l’Hta è lo strumento principe per farlo. Bisogna convincere i politici a investire, i cittadini a guadagnare salute, a essere più responsabili e infine occorre riorganizzare la sanità. Il Pnrr rappresenta un’occasione per la digitalizzazione dell’assistenza visto che l’Italia è in enorme ritardo, tanto è vero che i fondi destinati all’Italia per questo capitolo sono quattro volte superiori a quelli della Germania. La proposta è creare un punto unico digitale: un’impresa difficile per cui non c’è tempo da perdere”.

Sull’approccio multi-livello, per governare la complessità data dalla sanità, si sofferma invece Marinella De Simone, Presidente del Complexity Institute. “La sanità – spiega – è certamente un sistema complesso, ed è proprio per questo che, purtroppo per noi, non si può governare. Pensare di poter governare un sistema complesso rischia di essere un’illusione che può costarci cara sia in termini di impegni erogati che di ritorni non conformi alle aspettative. L’idea di governo separa chi governa da ciò che è governato, immaginando di poter porre regole che consentano di ottenere un corretto funzionamento del sistema. In realtà noi siamo parte del sistema sanità e i nostri comportamenti ne modificano di continuo il funzionamento. Per affrontare un sistema come quello della sanità occorre avere una visione multi-livello, seguire un approccio multidisciplinare, sviluppare una conoscenza approfondita dei sistemi complessi, facilitare modalità cooperative e favorire una distribuzione coordinata e condivisa delle responsabilità”.

Di cambiamento culturale che accompagni il rinnovamento tecnologico, parla Angelo Tanese, Direttore generale della Asl Roma 1 e Vicepresidente della Fiaso. “La transizione digitale – dice – è un passaggio di ordine culturale e non soltanto tecnologico. In sanità vuol dire ripensare radicalmente il rapporto tra servizio sanitario e cittadini. Sono necessari servizi sanitari più connessi tra loro e quindi una risposta ai bisogni di salute delle persone meno frammentata. Per far questo occorre conoscere e stratificare i fattori di rischio della popolazione e costruire piattaforme tecnologiche utili a programmare e gestire azioni di promozione della salute e di presa in carico multiprofessionale. Anche l’accesso ai servizi deve diventare più rapido e agevole attraverso centrali operative multicanali e una assistenza primaria proattiva. Abbiamo insomma bisogno di costruire una sanità più vicina e digitale”.

Della sfida che attende il terzo settore parla Giuseppe Milanese, Presidente Confcooperative. “È un momento di cambiamento importante – osserva-. Nella assistenza responsabile vedo la necessità che la gente cominci a scegliere i trattamenti, il provider, la modalità di erogazione e l’avere accesso alle cure appropriate di qualità. Senza la fruizione di dati però tutto questo è una chimera. Il presente ci dice che abbiamo prodotto un sistema basato sulle badanti, a carico delle famiglie, per l’assistenza agli ultrasessantacinquenni non autosufficienti. Dobbiamo ricostruire un sistema della assistenza primaria. Il problema è non demonizzare l’ospedale ma costruire il territorio. Abbiamo bisogno di una regia unica”. Altra richiesta mossa da Milanese è sulle regole: “Passare dalle gare d’appalto ai requisiti nazionali per la competizione e la libera scelta del cittadino”. Riguardo alla carenza di personale aggiunge: “Bisogna pensare a operatori socio sanitari specializzati che possano agire a supporto”. E in finale, “Attenzione alla profilazione dei pazienti – conclude -, mediante i dati dobbiamo destinare un’assistenza domiciliare adeguata”.

“Sistemi sanitari complessi, richiedono formazione e approcci innovativi. Sihta, da sempre società multidisciplinare e interdisciplinare, da sempre riconosce questa caratteristica dei sistemi sanitari e continuerà ad adoperarsi per fare cultura e costruire la sanità di domani, perché come ha detto Ricciardi nel suo intervento: ‘il Futuro lo dobbiamo costruire oggi”, sostengono in chiusura i moderatori Giandomenico Nollo e Carlo Favaretti.

“Come ricordato nel titolo del Congresso Nazionale della SiHTA 2021, HTA è cambiamento”, commenta Francesco Saverio Mennini, Presidente Sihta. “E’ cambiamento soprattutto se, finalmente, si riusciranno ad eliminare le principali barriere che, ad oggi, ne hanno rallentato, in Italia, il suo utilizzo e la sua efficacia. I dati, la telemedicina e i modelli organizzativi e gestionali ed il coinvolgimento dei cittadini e dei pazienti. Queste premesse obbligano ad una riflessione importante tanto gli studiosi che i decisori. Da parte nostra, e non solo, sembra proprio andarsi a profilare all’orizzonte uno scenario forse irripetibile per il nostro Ssn e quello di Welfare nel suo complesso. E’ nell’interesse del Paese e dei cittadini utilizzare i più efficaci ed efficienti strumenti che abbiamo a disposizione, e l’Hta è proprio uno dei principali, così da poter prendere le decisioni più appropriate nella scelta delle tecnologie necessarie a far ripartire e stabilizzare il nostro Ssn e di welfare indirizzato al reale fabbisogno dei nostri cittadini”.

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