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Numeri e colori

Mathematics background made with solid numbers on a board. Top view, isolated on red
Molte volte abbiamo osservato come il numero dei morti da Covid nei giorni festivi fosse sistematicamente errato e che questa trascuratezza, tutt’oggi perdurante, non deponesse a favore della attendibilità dei nostri dati statistici. È probabile che il problema si stia avviando a soluzione.

di Giovanni Monchiero*

Va in tale direzione, infatti, la proposta formulata da uno dei più popolari divulgatori prestati dalla medicina alla televisione, l’infettivologo Matteo Bassetti, assurto a tale notorietà da diventare bersaglio di minacce ed aggressioni da parte dei no-vax, al punto di vedersi assegnata una scorta. Reso merito a coraggio e coerenza, torniamo alla proposta. Il bollettino quotidiano su contagiati, ricoverati e deceduti diventi settimanale: nelle rappresentazioni grafiche dei dati, picchi ed avvallamenti giornalieri  si compenseranno, i conduttori dei Tg saranno dispensati da quei cinque minuti di compunzione, tutto il popolo sarà meno oppresso dalle cattive notizie e ne trarrà giovamento l’umore del Paese.

La proposta è stata accolta con entusiasmo dal sottosegretario ligure alla sanità, l’on. Costa, neofita a Lungotevere Ripa, mentre l’altro sottosegretario, Sileri, medico e docente, che è lì sin dal “Conte 2”, preferisce la continuità con le metodologie di comunicazione dei dati sino ad oggi seguite. Non ostili si manifestano, a sorpresa,  i tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità e qualche membro del Comitato Tecnico Scientifico. Insomma, si prospetta una rivoluzione. Forse necessaria perché con il combinato effetto delle vaccinazioni di massa e della diffusione della variante “omicron”, più contagiosa ma meno pericolosa, nulla è più come prima.

E poi ai dati ufficiali da tempo se ne affiancano altri, provenienti da ogni dove e che approdano, con pari dignità, sui mezzi di informazione.  Si è tentato un raffronto fra il rischio di finire in rianimazione per persone vaccinate e non vaccinate, ovviamente più elevato per le seconde.  Abbiamo letto che sarebbe 9 volte maggiore; poi c’è stato chi ha sostenuto 18; al Ministro qualcuno ha fatto dire 21,5. E anche sul dato più grezzo dell’occupazione dei letti, chi afferma che i  ricoverati sarebbero per due terzi non vaccinati, ma c’è chi ha calcolato tre quarti, chi è arrivato a nove decimi, e via chiacchierando. Proprio ieri pomeriggio a “Un giorno da pecora” (il bon ton impone ai nuovi divi della TV di non trascurare la radio) Bassetti ha precisato che su diciannove ospiti del suo reparto diciotto non sono vaccinati e il diciannovesimo non ha il Covid. I no-vax vincono 18 a 0.

A proposito di ricoveri, quatta quatta la Lombardia ha scelto di non conteggiare fra i pazienti Covid le persone che vengono ricoverate per altra patologia e, al primo tampone, risultano contagiate. Dal punto di vista sanitario suona stravagante considerare infetto chi, positivo ma asintomatico, se ne sta tranquillo a casa e non prendere in considerazione chi, parimenti asintomatico (o magari con sintomi non gravi) è in ospedale per altra ragione. Ma c’è una spiegazione: il rapporto fra ricoverati Covid e letti disponibili è uno dei criteri di valutazione per definire il “colore” delle regioni. Alla Lombardia si è accodato ieri il Piemonte e altre regioni a rischio sembrano ben intenzionate a seguirne l’esempio.

Per la verità, dopo il decreto di fine dicembre che stabilisce le regole di prevenzione in base alla condizione soggettiva dei singoli, il parametro colore ha perso significato. Che la regione sia bianca, gialla o arancione, per i cittadini non cambia nulla ma l’arancione si avvicina al rosso e suona male. Meglio evitare.

Fra varianti del virus, modifiche delle metodologie di rilevazione dei dati e statistiche fai da te,  non se ne capisce più nulla. Nelle scuole di management si insegnava – e credo lo si faccia ancora – che misurare è necessario per conoscere e conoscere è indispensabile per governare i processi.

Governare il Paese è, invece, molto più complicato. Ma, paradossalmente, ci si può riuscire anche senza sapere tutto.

*Già direttore generale dell’Asl 18 e dell’azienda ospedaliera “San Giovanni Battista” di Torino, è stato commissario dell’Asl CN1 e CN2 e presidente nazionale della Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso). È stato Membro Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.

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