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Aperto l’Anno Accademico della Sede di Roma dell’Università Cattolica

gentiloni univ cattolica
Il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni ha dialogato con il rettore Franco Anelli sulla “scienza che merita fiducia” ai tempi della pandemia.

«La vicenda della pandemia ci ha rivelato che non basta “fare” scienza. Occorre farla comprendere». Nel discorso per l’inaugurazione della sede di Roma dell’Università Cattolica, che si è tenuta ieri nell’auditorium di largo Francesco Vito, il rettore Franco Anelli ha scelto di entrare in uno dei dibattiti alimentati dall’emergenza sanitaria: il rapporto tra scienza e società, che ha generato «manifestazioni di avversione e sospetto nei confronti delle posizioni delle istituzioni scientifiche». Nel suo intervento, il commissionario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni, ha affermato che proprio grazie alla pandemia, che ha messo in discussione il «superuomo cosmopolita», è tornata d’attualità «l’importanza di scienza e conoscenza», anche se si trovano a fare i conti con «una negazione molto rumorosa». Ma si tratta pur sempre «di una minoranza rumorosa». Secondo Gentiloni, «l’emergenza sanitaria ha rivelato un nuovo senso civico e gli italiani si sono riscoperti comunità, come ha ricordato nel suo messaggio per il nuovo anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Talvolta hanno aperto anche strade che hanno percorso altri Paesi e vivendo all’estero ne sono stato orgoglioso. La saggezza del governo, la collaborazione tra le forze politiche, la collaborazione con la comunità scientifica hanno contribuito a una risposta positiva».

L’Europa dei vaccini e del green pass (600 milioni per 60 Paesi), della ricerca e della scienza, dell’Erasmus e del debito comune solidale, «l’Europa della convenienza ma anche della convinzione, che abbiamo tutti rivisto in questi ultimi giorni per la commozione generale che ha accompagnato la scomparsa di Sassoli», è per Gentiloni quella in cui «ogni cittadino è libero ma non è solo davanti alla malattia». L’Europa – ha fatto notare ancora il commissario europeo – «è il continente più vaccinato al mondo ma anche quello che ha esportato e donato più vaccini ai Paesi poveri».

Nel dibattito pubblico occorre, però, evitare l’errore, come ha chiesto il professor Anelli, di «dimenticare che la scienza è ricerca, non rivelazione». Le università hanno la funzione culturale e politica di farne comprendere «l’essenza e i limiti». Da un lato, ridimensionando «l’aspettativa quasi fideistica nel progresso scientifico e tecnologico», che, per fortuna, sta arretrando. Dall’altro, aiutando a capire che il procedere per tentativi, ipotesi, verifiche e confutazioni, come si è visto durante la pandemia, fa parte del «farsi» della scienza e non deve minare le certezze, fino al paradosso che «un risultato straordinario, come l’elaborazione di vaccini nel volgere di pochi mesi, è stato da molti accolto con sospetto o ripulsa». Una dinamica già vista all’inizio del ‘900 a proposito della vaccinazione contro il vaiolo, che «getta un’ombra sulla reale capacità di apprendere dal passato».

D’altra parte, ha ribadito anche Paolo Gentiloni, «le verità del mondo scientifico non sono mai verità rivelate» e «le voci della ricerca possono anche essere diverse, talvolta dissonanti» come abbiamo potuto vedere in questo periodo. Eppure sono quelle che «hanno ridato ordine alle cose», e ci chiedono di «ringraziare tutti quelli che, anche pubblicamente, sottoponendosi a uno scrutinio inedito, inatteso, hanno dato il  proprio contributo nel ruolo di comunicatori pubblici, come il professor Franco Locatelli e tutto il personale medico e sanitario che ha lavorato in prima fila in questi due anni. Voglio ripetere qui da italiano e da europeo il nostro grazie».

Occorre far crescere, secondo il rettore Anelli, l’investimento sulla capacità delle istituzioni educative di «diffondere una cultura scientifica» e di far comprendere che cos’è la ricerca, rendendo consapevole la società contemporanea «dei processi di produzione del sapere e della valutazione critica dei risultati, specialmente quando questi costituiscono le premesse del decidere e dell’agire». Una scienza liberata «dalla pretesa di assoluto», «consapevole che vi è sempre altro da svelare, e che le nuove scoperte potrebbero mettere in discussione le convinzioni precedenti, è la scienza che merita fiducia».

Un impegno che l’Università Cattolica ha fatto proprio fin dalle origini. «Ne usciremo migliori solo con il coraggio di chi ricostruisce e getta le fondamenta» ha detto Paolo Gentiloni. «È quello che fece padre Gemelli in un’Europa piegata dalla guerra e dall’influenza “spagnola”, investendo sulla ricerca e sui giovani e, più tardi, dando vita alla facoltà di Medicina e chirurgia e al Policlinico Gemelli».

Due istituzioni, come ha ricordato nella sua relazione il preside Rocco Bellantone a conclusione del suo terzo mandato, che hanno saputo unire l’attività di formazione, di cura e di ricerca, ricevendo l’accreditamento della Joint Commission International (JCI) quale Academic Medical Center anche a seguito della positiva valutazione del percorso educativo dei medici in formazione, il riconoscimento del Gemelli come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e l’indicazione da parte di Newsweek come il migliore ospedale italiano e tra i 40 migliori del mondo.

Ma il coraggio, secondo Gentiloni, deve fare oggi i conti anche con un contesto unico dal punto di vista delle prospettive economiche, che si insegnano nel campus di Roma. «Tornare al livello e alla situazione delle nostre economie prima della pandemia non significa riportare le lancette a un’ipotetica età dell’oro». Quello prima del 2020 «era un contesto nel quale le disuguaglianze erano molto forti, la crescita bassa e limitata, il contrasto al cambiamento climatico era in ritardo e la competitività dei nostri sistemi europei di fronte ai grandi attori mondiali era messa in discussione». Ora l’approccio è cambiato: «L’Europa ha scelto di mettere in comune 800 miliardi per la transizione verde, per la competitività, per l’innovazione, per l’inclusione sociale in un grande programma di rinascita che prevede per l’Italia anche decine di miliardi per la ricerca, per l’università, per i presidi sanitari nel territorio». Il nostro Paese «ne può uscire migliore se sapremo cogliere l’occasione del Pnrr, che destina all’Italia un quarto delle risorse comunitarie». Deve essere una «missione comune» che va affrontata non soltanto «dalle autorità di governo ma anche dall’insieme del mondo economico, della società, della cultura. Perché la rinascita o sarà un’impresa comune o non sarà».

Dichiarando aperto l’anno accademico anche nella sede di Roma dell’Università Cattolica – dopo le prolusioni di Stanislao Rizzo, ordinario di Malattie dell’apparato visivo (“Artificial Vision: dream or reality?”) e di Franco Locatelli, ordinario di Pediatria e presidente del Consiglio superiore di sanità (“Terapia genica e genome editing nelle emoglobinopatie: modelli di medicina di precisione”) – Anelli ha annunciato la nomina, accanto al prorettore vicario Antonella Sciarrone Alibrandi, dei nuovi prorettori alla didattica, Giovanni Marseguerra, all’internazionalizzazione, Pier Sandro Cocconcelli, alla ricerca, Roberto Zoboli, e alla comunicazione, Fausto Colombo.

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