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Un possibile modello organizzativo e gestionale di Ospedale di Comunità

ospedale
Dall’Associazione Italiana di Psicogeriatria un documento sugli Ospedali di Comunità. Utile strumento di discussione nel momento in cui stiamo entrando nel vivo della progettazione di questa parte importante dell’assistenza alle persone anziane nell’ambito del Pnrr

“Gli Ospedali di Comunità. Proposta di modello organizzativo” è il titolo di un documento appena approvato dall’Associazione Italiana di Psicogeriatria, che si rifà prevalentemente all’esperienza ormai consolidata dell’Ospedale di Comunità di Tregnago (Verona), e che si pone l’obiettivo di offrire un testo realistico, attuabile e attuato, riconducendo così qualsiasi discussione su dati e azioni ed evitando interventi inutili su progetti teorici. “La pressione dei tempi per la realizzazione del Pnrr – si legge nel documento – impone una discussione, approfondita ma rapida, di proposte realizzative spesso non omogenee. Non è possibile percorrere altre strade se l’Italia vuole rispondere alla fiducia concessale dall’Europa, rispondendo in modo adeguato ad un bisogno in continuo aumento. Anche per questo nostro dovere come nazione non possiamo lasciare spazio ad un pessimismo pregiudiziale; i problemi realizzativi sono molti, come indicato nel testo, ma non possono essere sufficienti per giustificare la rinuncia a sperimentare soluzioni valide”.

Come ricordano gli autori, nel Pnrr è infatti indicato l’obiettivo del potenziamento dell’offerta dell’assistenza territoriale attraverso lo sviluppo degli Ospedali di Comunità o Struttura per le Cure Intermedie. Viene ribadito che tale struttura fa parte della rete territoriale ed è destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata. Viene indicata una capienza minima di 20 posti letto, e fino ad un massimo di 40, che la gestione è prevalentemente infermieristica, con l’obiettivo di ridurre gli accessi impropri ai servizi sanitari come il Pronto Soccorso, le unità operative ospedaliere o ad altre prestazioni specialistiche. Viene inoltre previsto che l’Ospedale di Comunità possa facilitare la transizione dei pazienti dalle strutture ospedaliere per acuti al proprio domicilio, consentendo alle famiglie di avere il tempo necessario per adeguare l’ambiente domestico e renderlo più adatto alle esigenze di cura dei pazienti. Non è una duplicazione o una alternativa a forme di residenzialità sociosanitarie già esistenti, che hanno altre finalità e destinatari.

“Questo documento – spiega il presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, Marco Trabucchi – propone un possibile modello organizzativo e gestionale di Ospedale di Comunità, anche alla luce di un decennio di esperienza della struttura di Tregnago, e dei progressi della cultura clinico-assistenziale di questi anni. Per tale motivo si utilizzano definizioni chiare, modalità di gestione replicabili, lasciando però un possibile spazio a differenziazioni tra strutture, legate alla logistica e alla realizzazione/ristrutturazione necessarie nelle varie realtà territoriali”.

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