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Istituto Piepoli: l’81% degli italiani ha fiducia nel suo medico di famiglia

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Elevata la fiducia anche presso i più giovani

Decisamente elevato il livello di fiducia degli italiani nei confronti dei loro medici di famiglia. Punto di riferimento dei cittadini anche nelle fasi più dura della pandemia, raccolgono l’apprezzamento di 8 italiani su 10. Elevata la fiducia anche presso i più giovani. È il risultato dell’ultimo Tableau de Bord® dell’Istituto Piepoli: una ricerca settimanale su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, per rilevarne atteggiamenti e comportamenti. I dati sono stati presentati il 25 marzo scorso dal Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, al Comitato Centrale. La fiducia è massima, 88%, tra i cittadini con più di 55 anni. Ma rimane alta anche tra le fasce d’età più giovani: ne ha “molta o abbastanza” il 79% delle persone tra 35 e e 54 anni e il 73% degli intervistati tra 18 e 34 anni.

“Soprattutto quest’ultimo è un dato molto significativo – ha commentato Anelli -. Si tratta infatti della fascia d’età in cui il rapporto con il medico è meno frequente. Evidentemente i giovani sono comunque rassicurati dal fatto di avere un proprio medico, che li conosce e li segue, pronto a intervenire e sempre disponibile anche solo per dare un consiglio, fugare un dubbio. È positivo che i giovani, che sono cresciuti cercando informazioni in rete, quando si tratta della propria salute cerchino una fonte affidabile e la trovino nel loro medico”.

“È proprio in questo legame di fiducia, di consuetudine e di appartenenza tra il medico di famiglia e il paziente che sta il senso di questa figura fondamentale del Servizio sanitario nazionale – ha concluso Anelli -. Il medico di famiglia è scelto liberamente dal paziente: una scelta che si fonda, appunto, sulla fiducia nella persona e nel professionista, e che si rinnova giorno dopo giorno. Una scelta che è alla base della relazione di cura; di più, ne è parte fondamentale, contribuendo alla riuscita dei programmi di prevenzione e delle terapie”.

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