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Settore biotech: aumenta la richiesta di professioni legate all’innovazione tecnologica

The Asian scientists injected chemicals into plastic tubes,Thailand scientist working in the Lab,Experiment in the laboratory
Per il 53% delle professioni del settore la domanda di lavoro da qui al 2030 sarà in crescita, ma per oltre il 70% di queste si stima un aumento della difficoltà di reperimento. I dati dello studio Ey e Jefferson Wells per Assobiotec-Federchimica

Nel prossimo decennio, il settore biotech sarà testimone di una crescita della domanda di lavoro che coinvolgerà il 53% delle professioni del comparto. Solo il 21% sarà in decrescita, mentre il 26% resterà stabile. L’incremento di tale domanda sarà particolarmente forte per alcune professioni ad alta specializzazione, specifiche del settore e\o legate all’area tecnologica, come i Ricercatori bioinformatici (+10,2%), Ingegneri AI (+9,5%), e Ricercatori esperti di machine learning (+9,2%). È quanto rileva l’approfondimento sui trend occupazionali delle professioni del settore biotech italiano, parte dell’Osservatorio “Il futuro delle competenze in Italia”, di EY, leader mondiale nei servizi professionali, e Jefferson Wells, il brand di Executive Search di ManpowerGroup, in collaborazione con Frezza & Partners e Assobiotec, Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica.

Lo studio, che ha indagato 122 profili professionali del settore biotech, stima l’andamento della domanda di lavoro delle imprese fino al 2030 attraverso una metodologia innovativa, basata su machine learning per la costruzione del modello predittivo, sull’esame dei driver di cambiamento (megatrend) che impatteranno sul mercato del lavoro e su workshop con esperti di settore.

Tra le varie evidenze, l’analisi ha confermato che la transizione tecnologica in atto avrà un ruolo chiave nel futuro dell’occupazione, soprattutto come acceleratore dei processi di obsolescenza di professioni, competenze e mansioni. Per tutte le professioni indagate, lo studio indica importanti trasformazioni delle competenze che le compongono. Ciò inciderà anche nella difficoltà di reperimento dei profili: dall’analisi emerge infatti che per più del 70% delle professioni la cui domanda di lavoro viene prevista in crescita si stima anche un aumento della difficoltà di reperimento.

“Il nostro obiettivo – commenta Riccardo Palmisano, Presidente Assobiotec – Federchimica  – era comprendere con anticipo il mercato del lavoro per permettere alle imprese biotech, ma anche all’Università e a chi si occupa di formazione, di prepararsi ai tanti cambiamenti in atto dal punto di vista occupazionale al fine di fornire ai giovani un quadro di scenario ed un’offerta formativa utili nella prospettiva del loro possibile futuro lavorativo. E volevamo farlo partendo da analisi dettagliate e da dati oggettivi. Lo studio presentato ci conferma che la programmazione, possibilmente fatta in collaborazione fra mondo accademico e industriale nell’ambito dei  piani nazionali per la ricerca e l’innovazione è una priorità sulle quale è urgente agire. Lo sviluppo delle nuove professionalità deve necessariamente andare di pari passo con lo sviluppo di un settore che ha l’innovazione nel proprio DNA: se non prepariamo oggi il nostro futuro, fra 10 anni il settore rischierà di trovarsi senza le competenze necessarie con una conseguente perdita di competitività del Paese in un settore cruciale per la crescita di PIL e occupazione”.

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