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Questioni di fiducia

MONCHIERO
Mario Draghi che parla alla Camera indossando la mascherina d’ordinanza, attorniato da Ministri mascherati, è il paradigma della confusione che regna in materia di contenimento del contagio.

di Giovanni Monchiero*

L’allentamento delle misure preventive, in questa torrida primavera che fa temere un’estate africana, era stato interpretato, dagli italiani ansiosi di tornare alla normalità, come l’agognato “liberi tutti”. Vedere ministri e deputati indossare le odiate mascherine suscita serie perplessità. Parlamentari e membri del Governo sono solo più prudenti di noi, o non ci siamo capiti bene? Al chiuso (ristoranti esclusi, da tempo e per ovvie ragioni) vige ancora l’obbligo di indossare le mascherine, è solo una raccomandazione o ognuno si regola a sua discrezione? Sole e temperature elevate, notoriamente nemici del virus, non bastano a proteggerci? I pessimisti osservano che i dati sul rallentamento del contagio sono falsati dalla riduzione del numero dei tamponi e che i cento morti quotidiani di questo maggio estivo sono più o meno quelli che contavamo ogni giorno nel tardo autunno, quando nessuno si illudeva sulla fine della pandemia.

In questa bella confusione, parole apparentemente risolutive ha detto, qualche giorno fa, il sottosegretario Costa: “Diamo fiducia agli Italiani”. La frase suona bene, ma non rappresenta correttamente la realtà. Per dare fiducia agli italiani, bisognerebbe fissare regole molto chiare, non accompagnate da sanzioni, e contare su una spontanea adesione di massa. Ma così, nell’attuale caos, si dà fiducia al virus. E non sembra ben riposta. Chi non ricorda la pubblicità di un noto caseificio che associava al proprio nome il concetto stesso di fiducia? Premetteva, lo slogan, che la fiducia è una cosa seria. Difficile da conquistare e ancor più da mantenere.

Di fiducia si parla continuamente nelle cronache politiche. Stabilisce la Costituzione che il Governo debba godere della fiducia del Parlamento. Ne consegue che il ricorso al cosiddetto voto di fiducia è un indicatore di saldezza dei rapporti fra un governo e la sua maggioranza. Tanto meno ci si fida, tanto più frequentemente si pone la questione di fiducia. Avremo un finale di legislatura costellato di voti di fiducia. Draghi dovrà chiederla anche sugli ombrelloni.

Alzando lo sguardo fuori dal nostro orticello, ha fatto scalpore l’improvvisa richiesta di adesione alla Nato da parte di Svezia e Finlandia che avevano alle spalle una solida tradizione di neutralità. La condizione di neutralità è prevista dal diritto internazionale e può essere rafforzata in specifici trattati,  ma si fonda sulla fiducia che il paese neutrale pone nella volontà dei vicini di rispettare gli uni e gli altri.

È evidente che i due stati scandinavi non si fidano della Russia di Putin. Eppure si erano fidati dell’Unione Sovietica di Stalin, Kruscev e Breznev. Su questo accadimento dovrebbero riflettere tutti i putiniani d’Italia.

*Editorialista Panorama della Sanità

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