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Alzheimer, allo studio anticorpi monoclonali e “cocktail di farmaci” contro le diverse cause

marco trabucchi
Le demenze sono stati uno dei principali temi al centro del 22° Congresso dell’Associazione Italiana Psicogeriatria. Tre giorni di lavori a Firenze.

Le demenze costituiscono delle malattie che caratterizzano sempre più spesso la terza e la quarta età. Distruggono la persona, ma non cancellano la vita: per questo la ricerca scientifica è al lavoro per migliorare la quotidianità di chi ne soffre o rischia di andarvi incontro. Questo è emerso nel 22° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Psicogeriatria, Aip. Tre giorni al Palazzo dei Congressi a Firenze con 800 specialisti tra geriatri, neurologi, psichiatri che si sono confrontati sul tema. “La demenza si può affrontare con modalità cliniche – spiega Marco Trabucchi, Presidente Aip – Non abbiamo ancora farmaci adeguati, ma il progresso è tale che nei prossimi 2-3 anni avremo una risposta sul piano farmacologico. La ricerca scientifica si sta indirizzando verso la capacità di rallentare la formazione della sostanza beta amiloide nel cervello, la quale genera un’azione negativa sui neuroni: queste terapie mirano a una riduzione dei sintomi e a un rallentamento dell’evoluzione della malattia. Oggi adottando un altro approccio possiamo proteggere i neuroni con la prevenzione. Prevenzione significa evitare la solitudine, stimolare il sistema cognitivo, effettuare un’alimentazione adeguata e corretta, svolgere un’attività fisica che sia di almeno 500 metri al giorno. Rallentare la comparsa della malattia può voler dire anche non avere mai la malattia”.

“L’Alzheimer è numericamente la principale forma di demenza tra le malattie neurodegenerative in tutto il mondo – evidenzia Laura De Togni, neurologa, ASL 9 scaligera, Verona – Riveste circa il 60-80% di tutte le demenze di tipo neurodegenerativo. In Italia ci sono 1,1-1,2 affetti da demenza in generale, di cui il 60-80% affetti da Alzheimer, quindi circa 800mila persone. Le cause sono molteplici, non solo la patologia neurodegenerativa: molto conta anche lo stile di vita, tanto che se si attuassero le azioni preventive emanate da ogni documento scientifico (eliminazione del fumo, controllo delle malattie croniche, socializzazione, cura della depressione, ecc.) probabilmente il 30-40% delle patologie neurodegenerative non si verificherebbe. Su queste concause la ricerca scientifica va avanti: ci sono dei farmaci da 20 anni, ma oggi si guarda avanti e si stanno studiando farmaci che non agiscano sul sintomo ma sulla causa, sul processo di accumulo di amiloide. Si tratta di anticorpi monoclonali che inibiscono i primi meccanismi patogenetici dei precursori dell’amiloide; agiscono quindi in una fase precoce. Il futuro sarà sviluppare una terapia che sia un cocktail di farmaci per agire sulle diverse cause. I primi anticorpi monoclonali sono già stati approvati negli Stati Uniti, seppur con molte ristrettezze, che sono state accentuate anche di recente (possono essere somministrati solo in pazienti in studi sperimentali, sono farmaci molto costosi senza sovvenzioni). L’EMA per ora ha bloccato l’erogazione di queste terapie, ma si spera che la situazione si possa sbloccare in breve tempo”.

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