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Ricerca e innovazione per il cambiamento

PS7-CALTAGIRONE
Tra la seconda metà dell’ottocento ed i primi anni del novecento, imperava un certo scetticismo relativamente alle capacità del sistema nervoso centrale degli adulti di modificarsi ed adattarsi. Risultato: la corretta comprensione del potenziale e dell’efficacia della neuroriabilitazione ha tardato ad affermarsi

di Carlo Caltagirone

Nel XIX secolo, il medico e istologo Giulio Bizzozero (autore del primo trattato italiano di istologia e maestro di Camillo Golgi), classificava i tessuti umani in labili, come il sangue, stabili, come il fegato, e perenni, come il sistema nervoso. Il sistema nervoso era quindi considerato come composto di cellule prive di potenzialità replicativa e che sopravvivono per tutta la vita (Bizzozero, 1894). Gli studi seminali dei premi Nobel per la medicina Santiago Ramòn y Cajal e Camillo Golgi condotti oltre un secolo fa, avvalorarono questa visione. Secondo il neuroscienziato spagnolo, «Nei centri nervosi dell’adulto le vie nervose sono in qualche modo fisse, finite e immutabili. Ogni cosa può morire ma nulla può rigenerare» (Cajal, 1913). Per buona parte del secolo scorso, si è quindi ritenuto che lo scarso recupero del sistema nervoso adulto a seguito di un insulto fosse limitato a quello spontaneo (Gonzalez-Rothi, 2004). 

A partire dalla seconda metà del ‘900, tuttavia, si è iniziato a dimostrare una certa capacità del sistema nervoso di andare incontro a modificazioni anche radicali, a seguito di una lesione, della esecuzione di attività specifiche o dell’esperienza (Rakic, 2002). Ad esempio, la risoluzione del fenomeno della diaschisi, e cioè una diminuzione del metabolismo neuronale di una regione cerebrale anatomicamente separata ma funzionalmente correlata a quella lesionata nei pazienti con stroke (Bach-y-rita, 2002) era compatibile con l’ipotesi che il sistema nervoso fosse dotato di capacità plastiche. Anche l’osservazione che in aree encefaliche specifiche potesse essere osservato il fenomeno della neurogenesi (Ernst et al., 2014) ha avuto importanti implicazioni nel mondo delle neuroscienze. Ad oggi sappiamo che è possibile accelerare o incrementare il recupero a seguito di una lesione cerebrale attraverso l’implementazione protocolli di riabilitazione in grado di agire sulla stimolazione della neurogenesi reattiva, della migrazione neuronale, e sulla sinaptogenesi.

La neuroriabilitazione, che si basa su questi principi, è una disciplina scientifica caratterizzata da uno sviluppo relativamente recente che raggruppa metodi ed applicazioni di diverse branche delle scienze sia mediche (tra cui neurologia, fisiatria, psichiatria e psicologia) che non mediche (ingegneria, scienze cognitive ed informatica). Nel corso degli ultimi 30 anni la neuroriabilitazione è passata dall’essere una disciplina dal basso profilo scientifico ad essere considerata come un’entità medica solidamente ancorata ai principi della evidence-based medicine (Caltagirone et al., 2021) e caratterizzata da forti connessioni con la ricerca di base e la neurologia clinica.

Negli ultimi decenni le nuove tecnologie hanno cambiato il nostro modo di vivere in molti ambiti, incluso quello neuroriabilitativo, favorendo il passaggio da una prevalenza di approcci riabilitativi bottom-up ad approcci top-down (Morone et al., 2019). L’introduzione di queste innovazioni nelle pratiche neuroriabilitative è del tutto in linea con la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che fa rientrare nella riabilitazione tutte le misure sanitarie atte ad evitare o ridurre gli esiti di malattie o incidenti sulle capacità funzionali, partecipazione sociale, culturale e professionale dell’individuo.

Leggi l’articolo integrale di Carlo Caltagirone* su PANORAMA DELLA SANITÀ n. 7 luglio 2022

*Direttore Scientifico dell’I.R.C.C.S. Fondazione S. Lucia

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Sfoglia il nuovo numero di luglio di PANORAMA DELLA SANITÀ. Come ogni mese il dibattito aperto ha coinvolto numerose firme importanti del nostro settore, in un dialogo referenziato che mira a coinvolgere e contribuire ad una sempre più nuova visione del nostro sistema sanitario.

 

Hanno scritto per noi: Matteo Balestrieri, Simone Baratto, Carlo Caltagirone, Valerio Caso, Pietro Derrico, Raffaele Di Mauro, Giovanni Fabbrini, Francesco C. Faggiano, Bernardino Fantini, Carla Garlatti, Mario Melazzini, Claudio Mencacci, Giuseppe Maria Milanese, Manuel Monti, Pietro Antonio Patané, Fabrizio Polverini, Francesco E. Pontieri, Valerio Filippo Profeta, Francesco Rocco Pugliese, Walter Ricciardi, Matteo Ritrovato, Angelo Tanese, Marco Trabucchi, Andrea Vianello, Mauro Zampolini

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