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Scuola e Covid-19: riflessione su quanto viene indicato nelle linee Iss

scuola covid
Gentile Direttore

Ho letto il documento predisposto dall’ISS sulle linee di gestione delle scuole. Vorrei esporLe qualche riflessione che spero possa chiarire e far comprendere quali siano le esigenze di un intervento in piena e fiorente pandemia e non in coda di una epidemia che presenta rari e infrequenti casi sporadici di infezione. La sorveglianza va bene se il riferimento fosse “se dovesse capitare”.
Ma qui ci troviamo in piena fioritura di numerose e subentranti ondate infettive i cui numeri trasmessi dalle Regioni sono ben lontani dalle realtà effettive per numerosi e critici motivi. Il primo, l’assenza di un governo della prevenzione delle infezioni e mille voci che si contraddicono tra di loro. Il secondo il faidate selvaggio delle famiglie.
Da, ormai superato, medico di sanità pubblica che aveva appreso che le epidemie non si diffondono, ho scoperto proposte che vanno a definire nuovi confini della gestione delle infezioni in epoca moderna. Ma forse lavorare sulla testa non autorizza, se onesto, l’otorino, ad operare sugli occhi, salvo che per rari ed eccezionali motivi (ed abilità).
Ma, e considerato che credo ancora nelle poche e corrette cose che il passato ci ha insegnato, non vedo altre utili e funzionali soluzioni al problema, sia per il motivo che Ti ho indicato, che non abbiamo una condizione di stabilità tale per passare alla fase di mera sorveglianza, che tutti auspichiamo ormai da due anni, e che per quanto, essendo una pandemia, ci portano nuove esperienze e modalità espressive del virus da altre Nazioni tra varianti e modalità liberali di gestione.

Per la situazione di questa condizione non possiamo ancora fare a meno di filtri – prescolastici- effettuati almeno due volte a settimana, a domicilio, dai familiari, che riducano al minimo possibile la presenza di eventuali positivi (anche se asintomatici) che sono diffusori della infezione. Non basta guardarli in faccia. Nessun medico lo farebbe, come pretendere da una mamma o un padre?
La mascherina, tanto abborrita, ha dimostrato una straordinaria efficacia tanto da eliminare, d’inverno, oltre l’80% dei casi di infezione influenzale della nostra comunità. E quindi assolutamente utile, associata, ad altre azioni (che non vengono proposte per obbligo) di
distanziamento e sanificazione. Il dato singolo, ed era riferito alla mascherina chirurgica, portava ad abbattimenti di oltre il
55% del rischio. Mascherine più performanti possono abbattere il rischio di ben oltre il 90%.
E, credo, sia quello che tutti noi auspichiamo. E credo che sia il nostro obiettivo, eliminare la circolazione virale.

Il distanziamento.
Nelle poche linee che pubblicai a febbraio 2020 inserii un numero che ritengo ancora corretto, e che ho, naturalmente, trovato confermato successivamente tra le indicazioni dei CDC, i loro 6 piedi che avevo descritto in 2 metri.
Il nostro respiro “galleggia” e certo non decade a distanza di un metro, anzi, con le parole e la forza del nostro respiro, quello del vicino giunge direttamente alle nostre vie aeree. E, ovviare, non avendo neanche un minimo presidio di sicurezza mi sembra poco probabile che sia utilizzabile come strumento di sicurezza. La distanza inferiore diventa pura intimità.

I ricambi d’aria delle classi, nati per abbattere la CO2.
Certo simpatici modelli quando Ricciardi esplicita che nel volo dall’India, con questa variante del virus, si sono infettati tutti mentre hanno assunto il pasto togliendosi la mascherina. Con un solo positivo presente. Ma qui neanche le portano.

I fragili e la privacy.
O la privacy non esiste o i fragili vanno ben definiti. Il dibattito feroce dei primi giorni sui malati ha portato solo danni. Ma le persone vanno garantite e protette sempre. Anche qui siamo all’anarchia. E al mancato rispetto delle persone.
E, perdonami, alla convinzione, che ritengo del tutto fantasiosa, che isolando con una mascherina poche persone, queste possano evitare di infettarsi in un ambiente che potrebbe (e questo sì, essere satura di virus- come abbiamo visto, considerato che ne basta anche uno solo di positivo, oggi).
Oltre al fatto che tenere ragazzi per ore in un ambiente comunque limitato e certamente non ottimale, li mette a rischio, è stato ampiamente dimostrato da lunghi studi che non dà nessun risultato tangibile e scontato di sicurezza. Ed anzi è un ulteriore forte momento di rischio.
E parliamo di bambini privi di protezione immunitaria, tra cui quella vaccinale, che certamente ha qualche effetto ed efficacia sulla comunità.
Naturalmente correlata a tutto il sistema di mitigazione che invece è diventato, qui, sistema di “affogamento” infettivo, e senza controllo.
I dati ISS sulla protezione e copertura vaccinale dei ragazzi sono veri, poiché una elevatissima e libera interazione virale non può che creare una diffusione che si interseca su tutte le condizioni di rischio possibili ed esistenti. Uno stress test ad altissimo livello, nei fatti.
Il vaccinoliberatutti è pura economia di pensiero ma non di seria azione reale di abbattimento virale e riduzione significativa di interazioni biologiche. Anche un muro si rompe, a forza di martellarlo. Oltretutto poco solido e con bassa resistenza per scarsità di
vaccinati. E mi sorprendo che ci si possa sorprendere.

La DAD. Tanto odiata e vituperata.
Come le mascherine.
La DAD è stata una occasione assolutamente persa. Se, come sarebbe dovuto essere, le società editrici, avrebbero potuto predisporre unità didattiche utili per tutti i livelli scolastici, e quindi offrire supporti validi e di alta qualità alla nostra didattica scolastica quotidiana che sarebbe diventata omogenea a livello Nazionale e avrebbe consentito una forte contrazione delle disparità culturali presenti di cui tutti parlano e nessuno fa nulla. Avrebbe smesso di pensare ai webinar dei ragazzi ma creato vere aule interattive e spinto tanti insegnanti a rilanciare anche i modelli di ricerca a distanza. Il riascolto di lezioni tecnicamente adeguate e quindi ripetizioni senza costi per le famiglie, oggi più che mai, nella esigenza di poter utilizzare una didattica universale.
Ma a guardar le cose storte ti viene il torcicollo, e non sei più lucido.
E potrebbe essere strumento per chi, oggi, a rischio lo è o per le famiglie che necessitano di maggiore protezione. Se un ragazzo, bambino, famiglia, sono fragili, la roulette russa della “mascherina speciale” non può e non deve essere lo strumento di protezione da condizione di grave rischio e, purtroppo, di danno, per un numero significativo di persone.
I ricoverati e i deceduti non sono una sinecura o una statistica, ma derivano dai casi effettivi di infezione che abbiamo quotidianamente.
E ogni giorno cade un aereo. E certamente non vuoto. E speriamo sempre che non continui così.
La scuola, e i suoi casi, come abbiamo visto in questi mesi, causano una forte diffusione in famiglia e con malattie e decessi che sono a livelli preoccupanti in qualsiasi comunità che voglia proteggere i propri Cittadini. Poiché poi, il virus, molto maleducato, non si ferma alla porta di casa. E, come abbiamo visto sin da Wuhan, il numero dei nuovi casi si moltiplica in modo turbolento nei rispettivi domicili e non tra i giardini e le aziende. E i bambini, ragazzi, hanno il difetto, tutti, di tornare a casa tutti i giorni.

La vaccinazione infantile e dei bambini piccoli.
In alcune Nazioni, tra cui la Germania, è stata già avviata e con successo. In particolare per i bambini che poi andranno in comunità scolastiche sin da piccoli.

Il covid e le conseguenze.
Non è un virus influenzale, non interessa prevalentemente le mucose ma le strutture interstiziali. Non ci siamo adattati. Non c’è immunità di gregge. Determina ricadute, ormai frequenti. Abbiamo ormai molti danni, e decessi, post covid a distanza di mesi, non conteggiati tra le statistiche covid, negli anziani e nei cardiopatici. E si moltiplicano le infiltrazioni e le fibrosi polmonari a cui seguiranno, purtroppo, altri danni cronici ad altri organi parenchimali. E i bambini hanno organismi in via di sviluppo, con limiti e conseguenze da quanto possa accadere.

Il long covid.
Non è una patologia ben definita ma appare in non pochi casi molto critica e grave per chi ne soffre. Ma non è questa occasione per approfondire.

Solo che evitare di infettare, infettarsi e agire di conseguenza sono le esigenze di questo momento e delle azioni da mettere in atto.
E, per qualche test preventivo e mascherine indispensabili noi stiamo mettendo di nuovo a rischio la nostra comunità con certezza di migliaia di nuovi morti, purtroppo veri? È quella l’etica del primo non nuocere o di prevenire le malattie? Dell’art. 32 della Costituzione?
Esistono regole e leggi che devono essere rispettate per garantire ad una comunità d’essere tale, tra cui quella di evitare la diffusione delle malattie infettive. Nel 1800 avrebbero certamente fatto molto meglio di adesso. Con strumenti preventivi e di separazione.
Poi, bastano pochi giorni di distanziamento vero per evitare la diffusione.
Ma le norme o vengono travisate o omesse.
E quelle sulla sicurezza dei lavoratori, tanto rigida in un cantiere quanto inesistente in una comunità di lavoratori e di frequentatori della Scuola, come in questo caso, che sono milioni in contemporanea. E non confondiamo la causa con l’effetto, i positivi asintomatici sono malati, non sani che possono andare in giro. Ed è dimostrato che sono le situazioni più insidiose.
E basterebbe, altrettanto, separare, nettamente, gli ospedali con malati covid da altri, completamente liberi, per avere meno casi, meno malati e personale più sicuro e garantito.
Basta evitare che si ammalino.

Giuseppe Imbalzano, già direttore sanitario USSL Melegnano- Asl Mi2- AO Legnano- Asl Lodi- AO Lodi- Asl Bergamo- Asl Mi1

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