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Piero Angela: La scienza non è la verità ma ci aiuta

Piero Angela

Nella vita ci sono persone che appartengono al tuo vissuto, persone “di casa”, anche se in realtà non le abbiamo mai conosciute direttamente. Piero Angela, una carriera spesa al servizio della divulgazione scientifica “per tutti”. 

Durante l’intervista rilasciata alla nostra testata nel maggio 2020, Piero Angela condivideva con noi il suo punto di vista su quanto accadeva in quel periodo. Un interessante colloquio a tutto tondo, se pur contestualizzato, che racchiude spunti universali e profondi come solo un grande dell’informazione e della divulgazione sa esprimere. 

di Giovanni Orfei

 

A volte il rapporto scienza e informazione pare essersi incrinato. L’attuale emergenza può essere l’occasione per riproporlo in termini più corretti?
Da anni mi occupo del problema della correttezza delle informazioni che vengono presentate e, in passato ho anche fondato il Cicap, un comitato di controllo proprio per controbattere alle affermazioni della pseudoscienza. Purtroppo, la cultura scientifica nel nostro Paese incontra tante difficoltà. In primo luogo, è una cenerentola rispetto alla cultura umanistica, artistica e giuridica. A scuola poi non viene trattata. Si insegnano le materie scientifiche, che però sono un’altra cosa. Non si insegna invece il metodo, che è fondamentale per la scienza. Non si dice nulla sulla differenza tra scienza e tecnologia, che sono due cose completamente diverse. Le persone escono da scuola, ma anche dall’università, senza avere le idee chiare su questo. È in questo tessuto educativo, impreparato e fragile, che si diffondono le fake news, perché alle persone manca un metodo di riferimento estremamente semplice, quello della verifica delle fonti. Chi ha detto questa cosa? Chi è l’autore? E in che contesto l’ha sostenuta? In questo c’è sicuramente una colpa dell’informazione. L’attuale emergenza può essere l’occasione per un esame di coscienza sul fatto che non si può continuare a ingannare le persone, magari anche in buona fede, riportando i sentito dire. Accanto ai politici in questi giorni si vedono gli esperti, viene lasciata loro la parola. Anche l’informazione dovrebbe fare suo tutto questo, far parlare gli esperti, anche quando il coronavirus non sarà più il problema principale. Però serve anche che gli altri, il pubblico, rivalutino il valore della competenza.

Un cambio d’atteggiamento indispensabile.
Certo, soprattutto considerando che è la cultura scientifica che ha sempre introdotto nella società il progresso ma anche la ricchezza. È a lei, non alla politica, come dimostra l’esperienza storica, che dobbiamo i nostri passi in avanti più importanti. La scienza ha prodotto rivoluzioni tecnologiche, sociali e culturali che hanno cambiato in meglio la vita dell’umanità. Ma se questo non viene riconosciuto, il mondo sarà sempre di chi utilizza la scienza senza conoscerla.

Gli scienziati e gli esperti a fianco dei politici si stanno dimostrando buoni comunicatori? Potrebbero fare meglio? Hanno dovuto fronteggiare anche parecchie fake news.
È più importante quello che dicono rispetto al loro modo di comunicare. Devono convincere i politici a prendere le scelte migliori ma, attenzione, la scienza non è la Verità. Virologi ed epidemiologi sono rimasti sorpresi da quello che stava succedendo, abbiamo visto persone di alta qualità che hanno dovuto correggere alcune affermazioni iniziali. Però gli esperti agiscono sulla base di dati e su quello che si sa al momento. Sulle fake news, ho sempre visto gli scienziati reagire secondo due approcci diversi. Uno è quello di dare dei ‘cretini’ ai sostenitori delle notizie e tesi antiscientifiche, l’altro è il tentativo di convincerli. Nella mia esperienza ho visto persone irrecuperabili, qualunque cosa tu possa spiegare, non cambieranno mai idea perché per loro è una fede. Con altre è possibile farli ragionare spiegando bene le cose.

 


Attraverso le sue tantissime trasmissioni televisive è entrato a pieno titolo nella cultura e nella storia del nostro Paese e di ognuno di noi. 


 

Si è visto nel caso dei no vax…
Sicuramente. Poi ci sono quelli in malafede, che campano sulla disinformazione, dei veri professionisti, come gli astrologi, i guaritori. Tra loro, c’è anche gente che magari ci crede, ma in maggioranza lucrano sull’ignoranza. Tutto però avviene grazie al fatto che molte persone sono predisposte a recepire i messaggi sbagliati che arrivano da questa gente. C’è una prevenzione nei confronti della “medicina ufficiale”, un termine che va cancellato. Non esiste una medicina ufficiale e una ufficiosa, esiste la medicina che guarisce. Sicuramente ci sono medici che fanno pagare troppo le visite specialistiche, senz’altro le case farmaceutiche fanno business e questo naturalmente contribuisce al discredito. Durante il caso Di Bella andai a Milano per capire con alcuni esperti di cosa si trattasse.  In entrambi i taxi che presi, i tassisti mi chiesero cosa ne pensassi. Mi dica che pensa lei, risposi io. E loro mi diedero all’incirca la stessa risposta:
“È un Galileo, una persona onesta che cercano di affossare, perché ha scoperto una cura alternativa che va contro gli interessi delle case farmaceutiche”.
Sulle cure pseudoscientifiche, vale quanto detto dall’amico Michele Mirabella: “Mi curerò con una medicina alternativa quando mi ammalerò di una malattia alternativa”. Al di là delle battute, il punto per un’informazione corretta è sempre lo stesso: verificare le fonti.

Si sviluppano narrative fantastiche, il cosiddetto complottismo.
Ci sono studi che dimostrano quanto la notizia falsa attragga più di quella vera. Le persone hanno voglia di sentirsi dire che esiste una medicina che guarisce da malattie molto gravi. Si è predisposti. Durante il già citato caso Di Bella ricevetti una telefonata da un amico, un professore che insegnava all’università materie scientifiche. Aveva un tumore con metastasi diffuse ovunque e mi chiedeva un contatto con Di Bella. “Cosa vuoi che faccia? Provo anche quello”, mi disse. Chi si trova in quella situazione s’aggrappa a tutto, anche se magari si hanno le conoscenze necessarie per sapere che certe cose non servono. L’unico rimedio a tutto questo è come a livello informativo viene trattata una questione delicata come le cure alternative. Se si applica la “par condicio”, dando lo stesso spazio ai sostenitori della cura e agli scienziati, come se i pareri dei primi fossero uguali a quelli dei secondi, già si sta dando al pubblico un messaggio preciso. Nel processo che ho subìto per diffamazione nei confronti dell’omeopatia, da parte dei medici omeopati, ripeto, medici, una delle accuse che mi erano mosse era che non avevo dato voce alle loro associazioni.
La Rai, sostenevano, doveva dare conto di tutte le posizioni.
Al che ho ribattuto: “Se vengono in trasmissione due persone, una sostiene che la Terra è piatta e l’altra no, cosa devo dire a chi sta a casa? Queste sono le tesi, adesso decidete quale vi convince di più?” I giudici mi hanno dato ragione e mi hanno assolto. In un programma scientifico deve parlare solo chi è passato attraverso un controllo, applica un metodo e parla di fatti ed evidenze dimostrabili.
Ci possono essere discussioni, anche accese, interpretazioni diverse, ma all’interno di questo perimetro. Già mezzo secolo fa, la Cancer Society americana è riuscita a imporre un preciso identikit su chi può parlare di certi argomenti, in contrasto ai tanti imbonitori, guaritori o magari anche medici, seppure ai margini della comunità scientifica, che presentavano metodi e farmaci miracolosi contro i tumori.

Queste persone non hanno alcuna scientificità ma sembrano avere una buona conoscenza dell’animo umano.
In tanti casi, come nel caso Di Bella, inizia una pressione dal basso sul governo e questo porta alle “sperimentazioni”. Entrano in scena magistrati, che non sanno niente e che con il loro intervento legittimano ciò che non è scientifico. Contro tutto questo basterebbe poco.
Se, a partire dalla scuola, si facesse largo una cultura diffusa, non ci sarebbe il pericolo che altre fonti, magari la rete, alimentino le pseudoscienze.

 


Divulgatore scientifico, giornalista, conduttore televisivo e saggista italiano, con una breve carriera professionistica iniziale anche come musicista jazzista e pianista, Piero Angela (Torino, 22 dicembre 1928 – Roma, 13 agosto 2022) iniziò la carriera come cronista radiofonico, divenendo poi inviato e affermandosi successivamente come conduttore del telegiornale Rai, resta noto soprattutto come ideatore e presentatore di trasmissioni di divulgazione dando vita a un filone documentaristico. Per il suo giornalismo scientifico, anche espresso in numerose pubblicazioni saggistiche, ha ricevuto diversi riconoscimenti per l’importante opera di avvicinamento del pubblico al mondo della cultura e della scienza.


 

Questo processo di progressiva delegittimazione della scienza può essere in parte causa di fenomeni gravi, come ad esempio la violenza crescente contro il personale sanitario?

D C’è un avvelenamento in corso. Un tempo il medico era l’unico che poteva guarire. Poi c’erano senz’altro le tradizioni popolari, i rimedi fai da te, ma era chiara la distinzione. Il problema della delegittimazione però non
riguarda solo i medici. C’è una perdita di prestigio che coinvolge insegnanti e professori, che non vengono più considerati gli unici depositari della cultura, perché ci sono altri che la raccontano in modo diverso. Magari in modo più attraente, sicuramente fantasioso.

Tutta l’attenzione rivolta ora all’emergenza non rischia di farci perdere di vista problemi fondamentali come i cambiamenti climatici? Non dovemmo pensare anche alla ripartenza?
Covid-19 sta cancellando tutto il resto. I telegiornali parlano solo di coronavirus. Alcuni argomenti sono completamente usciti di scena. Eppure ci aspetta una fase molto delicata. L’economia deve ripartire senza che ci siano medicine e vaccini. Bisognerà fare le cose in modo molto diverso rispetto al passato. In prospettiva siamo attesi da una tensione sociale fortissima. In momenti come questi l’informazione ha un ruolo importante.  Vorrei tanto vedere un telegiornale che per un terzo mi parlasse dell’epidemia, un terzo sulla ripresa economica e infine  un terzo sul resto che accade  nel mondo. Più dei numeri si dovrebbe parlare del dopo.

Che telegiornale farebbe, se ne fosse direttore?
Non lo sono. In passato ho rifiutato l’offerta e non sono pentito.

 


Il mio lungo viaggio

Un avventuroso racconto storico attraverso le epoche, dal suo ingresso presso la RAI, allora solamente radio (la televisione sarebbe arrivata anni dopo), alle radiocronache e telecronache, spesso anche mirabolanti, alla conduzione dei telegiornali, in tandem con il compianto Andrea Barbato, fino allo sbarco sulla Luna dell’Apollo 11 nel 1969 e nel marzo del 1981, con la nascita del programma “Quark”. Un mix di aneddoti, del proprio ambito famigliare, con suo padre Carlo Angela, medico psichiatra, nominato Giusto d’Israele, per avere nascosto diversi ebrei durante la guerra facendoli passare per malati di mente, fino alla collaborazione con il figlio Alberto, che, in una nazione di familisti, rappresenta una luminosa e positiva eccezione.

Mondadori – Storia, Tecnologia e Scienze – ISBN: 9788804734024 – 228 pagine – Prezzo: 13,50 euro


 

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