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Occorre un contributo di pensiero

MONCHIERO
A smentire chi già si doleva per lo scarso spazio riservato alla sanità in questa campagna elettorale ferragostana, è intervenuto Luigi Mastrangelo, indimenticato campione di volley, che ha detto, papale papale, che “bisogna dare più soldi allo sport, magari togliendone un po’ alla sanità”

di Giovanni Monchiero*

L’uscita gli è valsa bastonate sul web e commenti ironici sui quotidiani. Per quanto sia convinzione comune che occorra sostenere le attività sportive, specie quelle dilettantistiche e formative, non capita spesso di vedere anteporre, nella scala di priorità delle azioni di governo, lo sport alla sanità. Mastrangelo sarà felice di questa gaffe che l’ha miracolosamente riesumato alla notorietà e anche noi gli dobbiamo uno spicchio di riconoscenza, perché fra guerra, inflazione e crisi energetica, nessuno aveva trovato il tempo di parlare dei problemi del servizio sanitario nazionale.

Si, c’è stata qualche polemica sui medici cubani assunti in Calabria, ma si è spenta da sé.  Sindacati e medici urgentisti hanno riproposto il tema dell’affollamento del Pronto Soccorso, con pazienti condannati ad una settimana di purgatorio in barella per acquisire il diritto al ricovero. Ma si tratta di problema antico, per il quale si sono proposte, nel tempo, soluzioni fantasiose, poco praticabili e mai praticate.
A parte le consuete frecciatine al pessimismo del mesto Speranza che replica accusando gli avversari di strizzare l’occhio ai No-vax, di sanità si preferisce non parlare.

Di fronte all’omicidio dell’ambulante immigrato a Civitanova Marche, subito sono scattate le polemiche sui rigurgiti di razzismo che periodicamente esalano dal ventre della nostra società. Solo in un secondo momento si è stigmatizzato il comportamento delle numerose persone che hanno assistito alla scena e, anziché prestare soccorso all’aggredito, si sono limitati a filmare con il telefonino. Pare che qualcuno si sia giustificato dicendo che la ripresa costituiva una prova a carico dell’omicida: per queste parole meriterebbe l’arresto.
Di fronte a due mostruosità, è quasi sfuggito che l’aggressore era una paziente psichiatrico, non nuovo ad eccessi di violenza. La difficoltà che il SSN incontra nel gestire sul territorio ì paziente reduci dai brevi periodi di ricovero in psichiatria loro consentiti, sono un altro problema irrisolto. Mi raggiunge sotto l’ombrellone il grido di dolore di un vecchio amico, con figlio in cura da decenni. A fronte di una evidente ricaduta, si è sentito suggerire dal servizio di psichiatria territoriale di sollecitare un T.S.O.
Non intendo riaprire antiche polemiche sul sogno Basagliano, mai pienamente realizzato. Mi pare, invece, che la psichiatria costituisca un esempio della complessiva inadeguatezza della sanità del territorio che andrebbe radicalmente ripensata.

Quando emergono i problemi del Ssn, dal  variegato universo degli operatori della sanità pubblica si invocano risorse – più medici, più infermieri, più soldi per le nuove attività- che non ci sono e non ci saranno nell’immediato futuro.
Le rivendicazioni sono inutili. Occorre un contributo di pensiero da offrire ai decisori politici, che proponga una riorganizzazione dei servizi finalizzata ad una effettiva presa in carico del paziente – di tutti i pazienti – con le risorse umane ed economiche attualmente disponibili.
Aguzziamo l’ingegno. È l’ora.

*Editorialista Panorama della Sanità

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