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Covid-19, “Piano scuole inadeguato: anno nuovo, problemi vecchi e tante ambiguità”

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È quanto denuncia la Fondazione Gimbe che nel consueto monitoraggio rileva nell’ultima settimana un calo dei contagi (-12,9%), terapie intensive (-11,9%), ricoveri ordinari (-13,3%) e decessi (-14,3%).

Nella settimana 7-13 settembre, il monitoraggio della Fondazione Gimbe registra una diminuzione dei nuovi casi (107.876 vs 123.782). salgono a 19 le province che registrano un incremento dei casi. In calo gli indicatori ospedalieri (-591 posti letto in area medica, -22 in terapia intensiva) e i decessi (383 vs 447). Ferme le percentuali di chi ha ricevuto almeno una dose di vaccino (88,2% della platea) e di chi ha completato il ciclo vaccinale (86,7% della platea). Sono 6,82 milioni i non vaccinati, di cui 1,16 milioni di guariti protetti solo temporaneamente. 7,58 milioni di persone non hanno ancora ricevuto la terza dose, di cui 2,31 milioni di guariti che non possono riceverla nell’immediato. Per quanto riguarda le quarte dosi, quelle somministrate sono solo 3,1 milioni.

“Piano scuole inadeguato”

Inoltre la Fondazione Gimbe considera il piano scuole inadeguato. «Nel vortice della campagna elettorale, che ha coinciso con la fase discendente della quinta ondata, il tema della riapertura in sicurezza delle scuole – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – non ha ricevuto l’attenzione necessaria. Il piano predisposto per l’anno scolastico 2022-23 appare inadeguato non tanto per le misure previste, quanto per le raccomandazioni spesso generiche e, soprattutto, per le eccessive responsabilità scaricate sulle scuole, prive delle necessarie risorse e competenze sanitarie. Il rischio è quello di un impatto rilevante sulla circolazione virale e sulla salute pubblica, ma anche sui giorni di scuola perduti, vista l’incomprensibile abolizione della didattica digitale integrata per gli studenti in isolamento». Cartabellotta, intervenendo oggi alla presentazione del XX Rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola” di Cittadinanzattiva, ha presentato un’analisi sulla sicurezza Covid-19 nelle scuole integrando le evidenze scientifiche disponibili con i risultati della survey condotta da Gimbe con l’Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola (ANP), le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, il “vademecum” inviato dal Ministero dell’Istruzione alle scuole e il DPCM 26 luglio 2022 recante le linee guida su aerazione e qualità dell’aria.

Si riportano di seguito i punti principali dell’analisi Gimbe.

Vaccinazioni. Il ruolo dei vaccini nel ridurre la circolazione virale nelle scuole attualmente è modesto nella fascia 5-11 anni per almeno tre ragioni: innanzitutto, l’efficacia nei confronti dell’infezione COVID-19 è inferiore rispetto alle fasce di età superiori; in secondo luogo, l’attuale copertura nazionale con due dosi è del 35,1% con rilevanti differenze regionali; infine, l’EMA – a differenza della FDA negli Stati Uniti – non ha autorizzato per gli under 12 la dose booster, indispensabile per proteggersi da Omicron. Inoltre, nella fascia 12-19 anni solo il 46,4% ha completato il ciclo con 3 dosi.

Criteri di sospensione della frequenza scolastica. Al di là di alcuni criteri oggettivi (temperatura >37,5°, tampone positivo), la sintomatologia indicata nel documento dell’ISS come compatibile con COVID-19, in particolare quella respiratoria, oltre a non essere specifica di infezione da SARS-CoV-2, presenta grandi margini di soggettività, anche da parte di un medico/pediatra. «La valutazione dei sintomi – spiega Cartabellotta – viene di fatto affidata a genitori e personale scolastico, con impatto imprevedibile sia sull’assenteismo scolastico, sia sulla circolazione del virus». In tal senso appare anacronistica la precisazione che la rinorrea (raffreddore) “non può essere sempre motivo in sé di non frequenza o allontanamento dalla scuola” e che “gli studenti possono frequentare in presenza indossando mascherine chirurgiche/FFP 2 fino a risoluzione dei sintomi ed avendo cura dell’igiene delle mani e dell’osservanza dell’etichetta respiratoria”. «A chi è affidata dunque – domanda il Presidente – la valutazione dello studente in una condizione clinica così sfumata e la decisione di effettuare, o meno, un tampone, visto che l’infezione da Omicron 5 spesso esordisce solo con lievi sintomi respiratori, proprio come la rinorrea?».

Interventi ambientali. I riflettori rimangono inspiegabilmente puntati sulla sanificazione ordinaria e straordinaria in presenza di uno o più casi confermati, nonostante le evidenze scientifiche dimostrino che meno dell’1% dei contagi è dovuto al contatto con superfici infette. E, a dispetto delle modalità di trasmissione del virus, che avviene quasi esclusivamente per aerosol, non viene raccomandato nessun intervento specifico di aerazione e ventilazione per migliorare la qualità dell’aria, ma solo un generico “ricambio frequente di aria”, ovvero «il ben noto protocollo “finestre aperte” – commenta il Presidente – che quest’anno durante la stagione fredda si scontrerà con quello “finestre chiuse” imposto dalla crisi energetica».

Ulteriori misure restrittive. Le indicazioni dell’ISS prevedono poi un elenco di ulteriori misure di mitigazione (obbligo di mascherina, distanziamento, evitare assembramenti, sospensione di viaggi di istruzione e uscite didattiche, turnazione nelle mense) da introdurre “in relazione al contesto epidemiologico e alle disposizioni nazionali”. Tuttavia non viene chiarito se la loro implementazione debba avvenire a livello nazionale, regionale o locale, sulla base di quali indicatori e, soprattutto, con quale priorità/gradualità. È evidente – commenta Cartabellotta – che in caso di aumento della circolazione virale le misure previste per l’inizio dell’anno sarebbero insufficienti, ma al tempo stesso l’implementazione di tutte le misure aggiuntive sarebbe necessaria solo in uno scenario estremo poco verosimile, mentre realisticamente saremo di fronte a scenari intermedi».

«Se con l’agognato ritorno alla normalità – conclude il Presidente – la scuola deve rappresentare un normale ambito di convivenza e/o contesto lavorativo, questa ingiustificata ostinazione ad imporre regole differenti non fa che generare incongruenze con le norme che regolano la sicurezza COVID-19 negli ambienti di lavoro».

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