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Una smart therapy per l’Alzheimer

Close up of hand of woman using digital tablet with technology and working on online internet. Caucasian person holding device with touch screen, working on website with gadget display.
Progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo e all’applicazione di teleriabilitazione cognitiva e di tecniche di neuromodulazione all’Irccs Istituto Centro S. Giovanni di Dio-Fatebenefratelli

La medicina digitale e le tecniche di neuromodulazione applicate nell’ambito della riabilitazione cognitiva appaiono tra gli scenari di sviluppo più interessanti per rispondere alle esigenze dei pazienti con disturbi cognitivi, offrendo trattamenti riabilitativi personalizzati. È quanto ha sottolineato Maria Cotelli, responsabile dell’Unità di Neuropsicologia del Fatebenefratelli di Brescia al congresso “Sfide del Sistema Sanitario Nazionale: nuovi modelli organizzativi, di assistenza e di ricerca, innovazione tecnologica e centralità della persona nel percorso di cura” organizzato dall’Irccs Istituto Centro S. Giovanni di Dio-Fatebenefratelli in occasione della giornata mondiale dell’Alzheimer.

Come spiega Cotelli, “il nostro centro di ricerca mira a realizzare una “smart therapy” mediante l’utilizzo di tecnologie accessibili a tanti (per esempio tablet ed app), affinché si possa beneficiare di un trattamento riabilitativo personalizzato al proprio domicilio. Infatti, il setting domiciliare garantisce una maggiore libertà all’utente, rendendolo protagonista del proprio percorso di cura e permettendogli di eseguire training cognitivi ad alta intensità per periodi prolungati.”

A tal proposito, un recente studio finalizzato a valutare l’efficacia di un intervento innovativo di riabilitazione cognitiva e teleriabilitazione dedicato al potenziamento delle abilità cognitive in soggetti con Mild Cognitive Impairment (MCI), ha riscontrato un miglioramento delle abilità cognitive nei soggetti che ricevevano il trattamento di riabilitazione cognitiva mediante l’utilizzo in istituto di un sistema di realtà virtuale semi-immersiva. Inoltre, il trattamento erogato in modalità di teleriabilitazione sembrava indurre un miglioramento nell’esecuzione di compiti cognitivi computerizzati che indagano le funzioni esecutive (Manenti et al., Frontiers in Aging Neuroscience 2020). Questi risultati sono in linea con una recente revisione della letteratura che ha mostrato come la teleriabilitazione cognitiva rappresenti una nuova opportunità per la prevenzione del decadimento cognitivo e per il miglioramento delle abilità cognitive e della qualità della vita nelle persone anziane (Alaimo C, et al Front Neurol. 2021).

“Nell’ambito della riabilitazione cognitiva risultano, inoltre, promettenti le tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva, in grado di interagire con l’attività del sistema nervoso centrale e, di conseguenza, modulare le prestazioni a compiti cognitivi. Diversi studi hanno permesso di osservare che i cambiamenti cerebrali indotti da queste tecniche possono durare oltre il periodo di stimolazione, manipolando l’eccitabilità cerebrale e facilitando fenomeni di plasticità neurale” continua Cotelli.

“Negli ultimi anni, abbiamo assistito – evidenzia l’Irccs – ad un utilizzo terapeutico delle tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva, come la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS), nell’ambito delle patologie cerebrovascolari e neurodegenerative. Grazie ad un finanziamento del Ministero della Salute per il progetto dal titolo ‘The effects of a multimodal approach for the treatment of Primary Progressive Aphasia’, l’istituto è impegnato in progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo e all’applicazione di tecniche di neuromodulazione in soggetti con diagnosi di Afasia Primaria Progressiva (PPA). I risultati di una recente meta-analisi, focalizzata sulla valutazione dell’efficacia della riabilitazione del linguaggio e della stimolazione cerebrale non invasiva in soggetti con diagnosi di PPA hanno indicato la presenza di benefici associati all’applicazione combinata di riabilitazione del linguaggio tradizionale e tecniche di neuromodulazione in pazienti con PPA (Cotelli et al., Neurosci Biobehav Rev 2019). I recenti studi sottolineano, dunque, l’importanza di applicare interventi innovativi mirati al potenziamento delle funzioni cognitive rivolti a soggetti con invecchiamento fisiologico ed a pazienti con declino cognitivo”.

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