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Effetti e cause

Giovanni Monchiero
Possiamo, con facile metafora, considerare il Ssn come un grande infermo. Mescolare le carte, confondere cause ed effetti, non aiuta una corretta diagnosi né fa presagire terapie efficaci. Il Servizio Sanitario nazionale ha bisogno di cure. E di pensiero.

di Giovanni Monchiero*

Nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei Ministri in cui sono stati nominati i sottosegretari ed adottati i primi provvedimenti, la Presidente Meloni ha ripreso, pari pari, un argomento già utilizzato nel presentare alla Camera il programma di governo.  Nel contesto di quel discorso, generalmente apprezzato, lo spunto riferito alla pandemia poteva essere considerato una svista, una concessione al populismo. Poiché è stato ripetuto e riguarda la sanità, questa rivista non può passarlo sotto silenzio.

Per fronteggiare il Covid – dice in sostanza la Meloni – i governi precedenti hanno adottato politiche restrittive, ma i nostri dati di mortalità sono fra i peggiori del mondo, per cui basta lock down, basta politiche sanitarie guidate dall’ideologia. Lasciamo perdere il rapporto fra ideologia e politica. Meriterebbe un trattato. I molti che sono stati scritti sull’argomento andrebbero rivisti e adattati alla società attuale, nella quale la morte delle ideologie e la nascita della comunicazione “social” hanno procurato alla democrazia nuovi malanni.

Tornando al Covid, più volte da queste colonne abbiamo sottolineato l’esito insoddisfacente – e comunque inferiore a quello dei nostri vicini – della lotta al Covid, ma individuarne la causa in un eccesso di restrizioni confligge con il buon senso, mentre attribuirgli una paternità ideologica appare stravaganza politica. E a proposito di politica, il prof. Crisanti, fresco senatore del PD, ha ribattuto che ci sono stati “più morti nelle regioni di destra”. E qui si scade nel campo della barzelletta, anche mal raccontata.

Secondo una statistica pubblicata su queste colonne a fine aprile del 2021, la regione che contava il più basso numero di morti in rapporto alla popolazione era la Calabria (destra), seguita da Sardegna (destra), Basilicata (sinistra) Sicilia (destra), Campania (sinistra). Tutte regioni del Sud. Tra l’altro il tasso di mortalità della Campania era meno di un terzo di quello della Lombardia (cui si riferiva ovviamente Crisanti, la più colpita, da sempre amministrata dalla destra) e quello della Calabria meno di un settimo.

Di fronte a questi numeri – che, sia detto per inciso, non hanno indotto nessun milanese ad andarsi a curare a Catanzaro – viene da pensare che la resistenza al virus sia stata condizionata più dalla salubrità del clima e dalla minore concentrazione di popolazione e di polveri sottili che non dal colore politico delle giunte regionali.

Sempre in quel periodo, ci eravamo soffermati sul confronto con gli altri paesi europei: la Gran Bretagna, che aveva praticato, all’inizio, una politica dichiaratamente ”aperturista”, era segnata da un tasso di mortalità di pochi punti peggiore del nostro; altri paesi altrettanto inquinati e densamente popolati come l’Italia, con politiche a volte anche meno severe delle nostre, avevano ottenuto risultati migliori.  Ne deducevamo che se, nonostante il lock down (non a causa), le cose erano andate maluccio, bisognava guardarsi dentro e interrogarsi sulle condizioni del nostro povero Servizio Sanitario Nazionale.

È da un anno e mezzo che insistiamo su questo tema, senza tacere la delusione per l‘approccio del PNRR che impegna, giustamente, risorse per strutture e tecnologie ma non ci pare sorretto da una autentica visione riformatrice.

Sono lontani i tempi in cui l’Oms considerava il nostro Servizio Sanitario secondo al mondo per qualità ed efficacia e primo nel rapporto fra risultati ottenuti e risorse impiegate. Quell’efficienza nasceva da un sottofinanziamento storico che, a partire dalla crisi finanziaria mondiale del 2008, è diventato un elemento di criticità. Il paese aveva appena ritrovato un minimo di slancio economico che il Covid causava una nuova recessione.

Per il Ssn il Covid è stato al tempo stesso stress-test ed alibi: ha messo a dura prova la nostra capacità di fronteggiare la crisi ed ha distratto politica, operatori del settore ed opinione pubblica dal pensare alla riforma che i fatti ci dicono urgente e necessaria. In campagna elettorale non si è quasi parlato di sanità, oggi se ne tratta con superficiale demagogia.

Possiamo, con facile metafora, considerare il Ssn come un grande infermo. Mescolare le carte, confondere cause ed effetti, non aiuta una corretta diagnosi né fa presagire terapie efficaci. Il Servizio Sanitario nazionale ha bisogno di cure. E di pensiero.

*Editorialista di Panorama della Sanità

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