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Falsa partenza

Giovanni Monchiero
In un Governo annunciato di alto profilo, poi adattato alle esigenze del Parlamento con risultato finale non molto dissimile, per qualità dei singoli, da quelli che l’hanno preceduto, la sanità ha goduto di un trattamento di favore.

di Giovanni Monchiero*

Il prof. Orazio Schillaci, ordinario di medicina nucleare a 41 anni, rettore magnifico della prestigiosa università di Tor Vergata, una delle poche italiane che figurano nelle classifiche mondiali, ha oggettivamente un curriculum professionale di altissimo rilievo. Ma la furia identitaria, la smania di segnare discontinuità con il passato che caratterizza i primi passi del governo sembra aver travolto anche il nostro ministro, tra i protagonisti della tristemente famosa conferenza stampa del 31 ottobre. L’ho seguita per radio e ne ho ricavato una brutta impressione, ma chi l’ha vista in televisione è rimasto ancor più sconcertato.

Salvate all’ultimo momento le mascherine in ospedali e case di riposo, ritenute utili anche per l’influenza (e meno male), il ministro ha spiegato le ragioni del provvedimento appena adottato dal governo per consentire l’immediato rientro in servizio del personale sanitario no-vax, precedentemente sospeso sino al 31 dicembre: nessun pregiudizio ideologico (per carità, che Dio ce ne guardi!) ma solo l’urgenza di disporre di forze fresche  per rafforzare i ranghi del Servizio Sanitario Nazionale in perenne carenza di medici e infermieri. “Scontiamo errori di programmazione” – ha detto. Impossibile dargli torto. L’introduzione, 45 anni fa, del numero chiuso nelle facoltà di medicina fu una improvvida scelta corporativa, voluta dai medici per scongiurare un temuto svilimento della professione – all’epoca le statistiche ne certificavano il numero eccessivo – avallata dalle università, decretata dal governo. Sarebbe stato elegante che, nel riferirsi a quell’antico errore, il Ministro, medico, docente e rettore, ne avesse riconosciuta anche la responsabilità, ovviamente non a livello personale (era uno studente) ma delle  categorie di appartenenza.

Pur con la buona intenzione di non aggravare ulteriormente le carenze di organico, la decisione di eliminare l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario avrà inevitabili conseguenze sull’atteggiamento della popolazione nei confronti dei vaccini. Questa misura, con la annunciata eliminazione della quarantena per i positivi, cambierà anche l’approccio stesso verso la malattia, inducendo tutti ad abbondonare ogni prudenza.

Ma le ricadute interne al Ssn saranno ancora più gravi di quelle sulle politiche di salute pubblica. Già emergono proposte sindacali per limitare l’impiego del personale non vaccinato in settori a minor rischio di contagio. Anche questa una buona intenzione che rischia di tramutarsi in beffa perché le attività a minor rischio sono quelle in cui, specie per gli infermieri, è minore il carico di lavoro.

Le organizzazioni non reggono disparità di trattamento che privilegino il demerito. Per riprendere la metafora bellicistica, abusata nei momenti più tragici della pandemia, tra le truppe in trincea non si riabilitano i disertori. C’è stato un momento in cui i sanitari venivano chiamati eroi e poi ci siamo pure scordati un tangibile riconoscimento economico. All’aridità nella riconoscenza oggi si abbina la frettolosa riconciliazione con chi ha rinnegato i principi stessi della professione. E non può venirne nulla di buono.

Durante la pandemia si è sviluppato nelle società occidentali un atteggiamento di conflitto con la scienza, quale mai si era visto, almeno da qualche secolo. Uno studente che non apprende i fondamenti della disciplina oggetto del suo studio viene bocciato, e deve rivedere le sue scelte di vita. Vale per tutti, anche per gli studenti in medicina. Se invece un medico nega la validità dei vaccini, da un paio d’anni in qua viene considerato un libero pensatore, da molti un eroe.

Sono certo che il ministro Schillaci non avesse intenzione di avallare questo approccio. Ma i tanti che già ragionavano così e i moltissimi tiepidi e confusi saranno indotti gli uni a perseverare, gli altri a sbagliare.

E anche se il Covid fosse effettivamente estinto, sarebbe un triste presagio per le pandemie future. Compresa l’immancabile, banale influenza che è in arrivo.

*Editorialista Panorama della Sanità

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