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Scivolando verso un modello riduzionista biomedico

Massimo Cozza - Salute mentale
Bisogna promuovere una linea di azione fondata sul paradigma bio-psico-sociale, dove la cura non è solo lo psicofarmaco, ma soprattutto il trattamento psicologico/psicoterapico e l’inclusione sociale

di Massimo Cozza*

La recente ricerca della Bva Doxa presentata a fine settembre nell’ambito di Ro.Mens, il Festival della salute mentale organizzato dal Dipartimento di Salute Mentale Asl Roma 2 con il patrocinio di Roma Capitale e della Rai, ha evidenziato la percezione da parte della popolazione italiana di un diffuso disagio mentale, ed ha individuato negli adolescenti tra i 14 e i 24 anni, la fascia di età più incline a sviluppare disturbi mentali. I risultati della ricerca, disponibili sul portale www.salutementale.net, confermano che dopo la pandemia il disagio mentale è aumentato. La stessa Oms in occasione della Giornata mondiale della salute mentale 2022 ha riportato che le stime indicano un aumento sia dei disturbi d’ansia che di quelli depressivi a oltre il 25% durante il primo anno di pandemia.


Furono anni di grandi speranze, non privi di difficoltà e delusioni


A fronte di questa situazione, molto si è parlato di disturbi mentali, in particolare tra gli adolescenti, e i servizi di salute mentale della Asl hanno cercato di dare le risposte possibili, ma in un quadro complessivo di impoverimento delle risorse. Dobbiamo infatti rilevare che sono stati certamente impegnati più fondi nella sanità per la pandemia, ma finalizzati alle risposte mediche senza tenere conto delle ricadute in salute mentale sia a breve che a lungo termine. Percentualmente rispetto al fondo sanitario i finanziamenti per la salute mentale sono perfino scesi sotto il 3%, quando l’impegno delle Regioni è fissato fin dal 2001 al 5%. In particolare, appare critica la situazione del personale dei dipartimenti di salute che rappresenta il fulcro per una salute mentale di comunità. Con la riduzione degli operatori si sta scivolando sempre più verso un modello riduzionista biomedico dove l’asse portante è rappresentato dalle visite psichiatriche ambulatoriali di controllo psicofarmacologico e dai ricoveri in Spdc e nelle strutture residenziali.

In sostanza, in rispetto al paradigma bio-psico-sociale che dovrebbe rappresentare la bussola dei servizi pubblici, rischia di sopravvivere la parte “bio”, mentre la parte “psi” è delegata al privato, e l’aspetto sociale appare residuale, senza possibilità di avere personale per realizzare un rapporto di rete, di integrazione socio-sanitaria sul territorio, al di fuori delle sedi dei servizi, a partire dal supporto all’abitare e dagli inserimenti lavorativi, con l’apporto della cooperazione sociale… Leggi l’articolo integrale di Massimo Cozza su PANORAMA DELLA SANITÀ n. 11 novembre 2022

 

*Direttore Dipartimento di Salute Mentale – ASL Roma 2

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Hanno scritto per noi: Elena Bassanelli, Vittorio Bellotti, Carlo Borzaga, Ivan Cavicchi, Pierangelo Clerici, Massimo Cozza, Pietro Derrico, Giuseppe Ducci, Bernardino Fantini, Elisa Maria Fazzi, Piero Ferrante, Massimo Iacono, David Lazzari, Salvatore Lenti, Anna Lisa Mandorino, Concetta Mirisola, Giovanni Monchiero, Giandomenico Nollo, Luigi Orfeo, Cataldo Procacci, Matteo Ritrovato, Fabrizio Starace, Marco Trabucchi, Alessandro Venturi.

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