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Una storia di inadeguatezza lunga 40 anni

storia di inadeguatezza
Lo stimolo a dedicare la “story” mensile al tema della tutela della salute mentale è venuto dal richiamo ad una esperienza personale nel mio editoriale del numero di settembre.

di Giovanni Monchiero*

Trattavo della necessità di una riforma organizzativa del Servizio Sanitario Nazionale motivandola con la debolezza delle strutture territoriali e, per darne efficace descrizione, citavo il caso di un vecchio amico, con il figlio in cura da decenni presso il Dipartimento di Salute Mentale della nostra Asl: dopo un periodo di relativo benessere, di fronte ad una improvvisa ricaduta, la risposta del servizio pubblico, né pronta né efficace, lo aveva gettato nella disperazione. La redazione ha quindi deciso di affrontare un tema spesso trascurato dando voce a studiosi, professionisti e qualificati operatori del settore, senza trascurare l’opinione degli utenti autorevolmente rappresentati da Cittadinanzattiva. Dalla parte degli utenti o, quanto meno, di chi riconosce le lacune del sistema si colloca anche questo intervento, che prende le mosse da lontano per arrivare a una storia dei nostri giorni, dolorosa e ammonitrice. La legge 180, la cosiddetta “legge Basaglia” che sopprimeva gli ospedali psichiatrici, precedette di pochi mesi la 833, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Fu un anno fecondo il 1978 per la tutela del diritto alla salute. Questi due provvedimenti cambiarono radicalmente le preesistenti connotazioni della risposta ai bisogni sanitari.


La legge 180, la cosiddetta “legge Basaglia” che sopprimeva gli ospedali psichiatrici, precedette di pochi mesi la 833, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Fu un anno fecondo il 1978 per la tutela del diritto alla salute. Questi due provvedimenti cambiarono radicalmente le preesistenti connotazioni della risposta ai bisogni sanitari


I manicomi erano un’istituzione antica, a volte degradata, che rispondeva ad una logica di segregazione. La legge Basaglia segnò una rivoluzione copernicana, affidando i pazienti psichiatrici a servizi prevalentemente territoriali che dovevano seguire il singolo senza estirparlo dal suo contesto sociale. Parallelamente, la 833 sostituiva l’assistenza mutualistica, stratificata nel tempo in forma mista, pubblica e privata, con differenze rilevanti fra le varie categorie di assistiti, con un intervento diretto dello Stato che, attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, assumeva in proprio l’onere di curare, gratuitamente e con identiche prestazioni, tutti i cittadini.

Furono anni di grandi speranze, non privi di difficoltà e delusioni. L’onere economico conseguente alla riforma sanitaria rischiò di travolgere i conti pubblici allungando i tempi per l’indispensabile adeguamento delle strutture. In psichiatria, poche aree del Paese erano attrezzate per reggere la rivoluzione. Le strutture territoriali erano quasi ovunque assenti e ci vollero anni per dare una risposta quantitativamente adeguata alla domanda di assistenza residenziale e semiresidenziale conseguente alla chiusura dei manicomi. Quanto all’assistenza domiciliare, colonna portante della riforma, in molte realtà è, ancora oggi, un progetto irrealizzato.
Nel tempo, risultati migliori sono stati raggiunti con l’assistenza residenziale. Secondo l’ultimo Rapporto ministeriale sulla Salute mentale, nel 2020, in Italia i pazienti ospitati in struttura residenziale sono stati 26.288 e 21.898 quelli assistiti in struttura semiresidenziale. Numeri importanti ma non più in crescita.


 “In psichiatria, poche aree del Paese erano attrezzate per reggere la rivoluzione


E non si può dimenticare che – in apparente contrasto con le preoccupazioni del mondo scientifico per un incremento di disagio psicologico e psichico indotto dal Covid – anche la psichiatria ha subito il calo generale di utenza fatto registrare da tutte le specialità mediche durante l’epidemia. Nel 2019 il totale degli assistiti dai servizi territoriali era stato di 826.465 nel 2019, scesi, l’anno successivo, a 728.338. Decremento registrato anche nei ricoveri in Spdc: 107.603 nel 2019 e 84.491 nel 2020.  Tra i ricoveri, i Tso sono stati rispettivamente 6.737 e 5.398. Il Covid ha sottratto spazi e professionisti alla normale attività di Asl e Ospedali ed indotto molti utenti a stare alla larga dai luoghi di cura. I pazienti psichiatrici non hanno fatto eccezione…Leggi l’articolo integrale di Giovanni Monchiero su PANORAMA DELLA SANITÀ n. 11 novembre 2022

 

* Già presidente Fiaso, Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere

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Sfoglia il nuovo numero di novembre di Panorama della Sanità. Come ogni mese il dibattito aperto ha coinvolto numerose firme importanti del nostro settore, in un dialogo referenziato che mira a coinvolgere e contribuire ad una sempre più nuova visione del nostro sistema sanitario.

Hanno scritto per noi: Elena Bassanelli, Vittorio Bellotti, Carlo Borzaga, Ivan Cavicchi, Pierangelo Clerici, Massimo Cozza, Pietro Derrico, Giuseppe Ducci, Bernardino Fantini, Elisa Maria Fazzi, Piero Ferrante, Massimo Iacono, David Lazzari, Salvatore Lenti, Anna Lisa Mandorino, Concetta Mirisola, Giovanni Monchiero, Giandomenico Nollo, Luigi Orfeo, Cataldo Procacci, Matteo Ritrovato, Fabrizio Starace, Marco Trabucchi, Alessandro Venturi.

 

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