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Nasce la Carta civica della salute globale

salute globale
Tredici diritti e sessanta azioni concrete per promuovere la salute globale

Promuovere la consapevolezza dei cittadini e delle istituzioni e individuare azioni concrete per tutelare la salute globale come stato di benessere biologico, psicologico e sociale e come diritto umano fondamentale. È questo l’intento della Carta civica della salute globale, promossa da Cittadinanzattiva con il coinvolgimento di numerosi soggetti civici ed esperti, che è stata presentata nei giorni scorsi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che oltre il 25% delle malattie negli adulti ed oltre il 33% nei bambini sotto i 5 anni siano dovute a cause ambientali evitabili e che siano circa 13 milioni le morti attribuibili annualmente ad esposizioni ambientali, di cui oltre 7 milioni legate al solo inquinamento atmosferico.
“Il legame tra salute e ambiente è forse uno degli aspetti più noti dell’approccio alla salute globale; accanto a questo è cresciuta la consapevolezza di come lo stato di salute psicofisica degli individui sia strettamente connesso al godimento dei diritti civili e sociali e ai livelli socio-economici e di istruzione delle persone, e di quanto le disuguaglianze pesino nel raggiungimento degli obiettivi di salute delle popolazioni”, dichiara Francesca Moccia, vice segretaria generale di Cittadinanzattiva. “Le politiche governative devono tener sempre più in considerazione l’interconnessione di queste variabili: dall’attenzione per il benessere mentale delle giovani generazioni alla prevenzione sanitaria e alla promozione della salute anche degli invisibili, dalla qualità di vita nelle città alla salute di chi è costretto in carcere e degli stranieri irregolari, la Carta vuole essere uno strumento per progettare ed implementare nuove misure finalizzate alla salute di tutti”.

“Occuparsi di salute globale significa prevenire e ridurre le disuguaglianze e favorire uno sviluppo armonico e sostenibile; infatti curare chi è più lontano significa prevenire le malattie di chi ci sta accanto, considerando che viviamo in un mondo in cui la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente sono sempre più interconnesse. È fondamentale che la salute come diritto umano torni al centro dei dibattiti e degli obiettivi globali, processo che non è raggiungibile senza un adeguato focus sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza e l’equità”, dichiara Walter Ricciardi, Presidente della World Federation of Public Health Association (WFPHA) e componente del Comitato scientifico della Carta civica della salute globale.

La Carta definisce 13 diritti – il diritto a una salute globale, al ben-essere, alla sostenibilità, alla innovazione, all’accesso, a una vita dignitosa, all’informazione, all’empowerment, alla trasparenza, a una relazione umana, alla partecipazione e ad essere visibili – e circa 60 azioni per renderli concreti ed esigibili in tre ambiti.

Nell’ambito salute e benessere, si suggeriscono misure per ampliare l’accesso universale alle cure e per rafforzare la preparazione alle pandemie, garantendo accesso globale a vaccini, farmaci e terapie, trasferendo tecnologie e competenze nei Paesi a basso reddito oltre a sospenderne i brevetti. Occorrono azioni per rendere più sani i luoghi e le città, con risorse dedicate, anche organizzative, e con figure professionali come l’Health City manager; facilitare l’accesso di tutti al patrimonio culturale e a pratiche di arte, cultura, bellezza nella logica di un nuovo welfare culturale per la salute fisica e mentale.

Parallelamente per la salute del pianeta, si prevede tra l’altro di attuare le normative sulla qualità dell’acqua e dell’aria, bonificare e riqualificare le aree inquinate, riqualificare immobili ed aree inutilizzate per porre un freno al consumo del suolo, favorire la mobilità sostenibile e sostenere le politiche europee previste dal Green Deal Europeo e dal Piano d’azione per l’Economia Circolare.

Infine per una maggiore giustizia sociale occorre garantire l’assistenza sanitaria di base ai più fragili e agli invisibili, svincolandola dalla residenza anagrafica e dalla regolarità di soggiorno, realizzare campagne nazionali di prevenzione e di screening nelle periferie urbane e nei campi rom, prevedere il divieto assoluto di ingresso in carcere per le donne in stato di gravidanza.

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