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Biofarmaci, Greco (Assobiotec-Federchimica): Serve un rapido cambio di rotta per non restare esclusi dalla competizione

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Un mercato che si stima triplicherà entro il 2028, che già oggi vende il 35% dei farmaci e ne sviluppa il 40%. Il nuovo studio EY fotografa l’enorme potenziale delle biotecnologie nelle Life Science. Ma anche i diversi ritardi che caratterizzano il nostro Paese.

Un settore che si stima triplicherà entro il 2028, che già nel 2021 produce il 35% dei prodotti farmaceutici venduti e che sviluppa il 40% dei nuovi farmaci. Stiamo parlando del biotech applicato alla salute, un comparto in costante sviluppo a livello globale che ha saputo dare, con vaccini, diagnostica e biofarmaci, concrete soluzioni in tempo di pandemia e che oggi sembra essere la strada più rapida ed efficace per rispondere alle nuove urgenti sfide di salute: come quelle in ambito oncologico, o di crescente rilievo clinico ed epidemiologico, come le malattie neurologiche e degenerative. Sono questi alcuni degli highlight fotografati da EY nello studio dedicato alle Life Science nel Paese e discussi ieri a Roma da Istituzioni, addetti ai lavori e industria biotech, in occasione dell’evento “Biotech, il futuro migliore. La salute oltre gli slogan”

“Quello del biofarmaceutico, ci confermano nuovi dati EY, è un mercato estremamente interessante con prospettive di sviluppo nel prossimo futuro concrete. Si stima che il settore biotech nelle Life Science passerà da 223 miliardi di euro nel 2020 a 731 miliardi nel 2028 – ha commentato Fabrizio Greco presidente di Assobiotec, Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica – Purtroppo, però, nel nostro Paese, nonostante la riconosciuta eccellenza nella ricerca di base e nel capitale umano, ci sono tanti blocchi che sono una reale minaccia allo sviluppo del settore”

Basta, infatti, paragonare alcuni nostri numeri con quelli di Paesi a noi anche molto vicini per capire come il rischio di essere esclusi da questa rivoluzione in medicina sia forte e concreto. Gli investimenti in R&S nelle Life Science in Italia valgono, nel 2020, 1.660 milioni di euro rispetto ai 4.451 della Francia e ai 7.813 della Germania. Quelli in VC Biotech Life Science, seppure in crescita di circa il 50% rispetto al 2019, si attestano a 62 milioni rispetto agli 884 in Francia (cresciuti qui dell’88% rispetto al 2019).

Nella ricerca clinica scontiamo poi il ritardo nell’implementazione del Regolamento Europeo sui Clinical Trial che prevede, tra le altre cose, un numero massimo di 40 Comitati Etici entro la fine del 2022 e noi, a fine novembre, ne abbiamo ancora 90. Per non parlare delle tempistiche di approvazione dei nuovi stabilimenti produttivi e dell’accesso alle cure: ai 429 giorni di time to availability 2017–2020 nazionali (in Germania sono 133 giorni) si devono aggiungere 300 giorni, in media, per l’accesso regionale.

“Tempi decisamente troppo lunghi – conclude Greco – per pensare che il Paese possa essere attrattivo e competitivo. Ecco perché chiediamo alle Istituzioni, con urgenza, interventi di sistema e di riconoscere il valore dell’innovazione anche quando questa diventa prodotto.”

E di come dare valore al Life Science in Italia si è parlato proprio ieri nell’evento “Biotech, il futuro migliore. La salute oltre gli slogan” un incontro per addetti ai lavori e Istituzioni che si è soffermato, in particolare, sul tema della ricerca clinica e dell’accesso, individuando possibili azioni per riportare l’Italia a competere nel panorama internazionale e soprattutto per consentire ai pazienti un rapido accesso a terapie innovative, con connessi risparmi per il SSN, se si considera che per ogni euro investito dalle aziende in studi clinici c’è un beneficio economico per il SSN di 3 euro.

Annarita Egidi del Consiglio di Presidenza Assobiotec-Federchimica, ha così commentato a margine della tavola rotonda “Accesso alle cure. Come pensarlo e ripensarlo?”: “L’innovazione biotech viaggia a velocità straordinaria e sta letteralmente rivoluzionando i modelli di presa in carico e trattamento dei pazienti. Ma perché questa innovazione arrivi ai cittadini, in tempi ragionevoli e uniformi su tutto il territorio nazionale, è necessario creare un ambiente favorevole che preveda un adeguato finanziamento della spesa farmaceutica, la rimozione degli ostacoli che, specie a livello regionale, rallentano l’accesso alle terapie disponibili, e che possa superare i vecchi modelli di pagamento a favore di nuovi che permettano di valorizzare appieno l’efficacia del trattamento e i conseguenti benefici nel tempo.

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