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E ora, pubblicità!

Giovanni Monchiero
Leggo che il Ministero della Salute sta per lanciare una nuova campagna di informazione per convincere gli anziani a fare la quarta dose di vaccino, per i più a rischio la quinta. E a sottoporsi, con ogni urgenza, anche a quella antinfluenzale.

di Giovanni Monchiero*

Si direbbe che, dopo una falsa partenza – reintegro immediato dei sanitari no-vax, riduzione della quarantena per gli asintomatici, abolizione delle sanzioni amministrative – siamo tornati alla normalità. In un ordine delle cose che non riguarda solo la sanità ma il nostro modo di pensare e di vivere. Il richiamo ai primi passi del governo in materia sanitaria va integrato con la celebre intervista del nuovo sottosegretario, l’on Marcello Gemmato, che ha festeggiato la nomina dichiarando allo stupefatto intervistatore (per inciso Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere) “io non cado nella trappola di schierarmi a favore o contro i vaccini”. Considerare “trappola” una domanda a dir poco doverosa per chi viene investito di una altissima carica, è indice del vittimismo che pervade la maggior parte degli italiani, per primi i politici. La risposta è un inno al cerchiobottismo, anche questa attitudine nazionale, ma che in certe condizioni non è praticabile.

Chi fa il sottosegretario alla salute ed è pure un farmacista, non può oggi dichiararsi agnostico sull’utilità dei vaccini. Domani l’opportunismo politico (vizio pressoché universale) potrebbe indurlo a rinnegare il suo sapere tecnico e a dubitare di tutto quanto fa e dice la medicina. Alla immediata marea di critiche, ha risposto che le sue parole erano state “decontestualizzate”. Veramente, nell’intervista aveva detto anche di peggio (“non abbiamo l’onere della prova inversa”) ma la scusa, la solita, lo certifica come politico dei nostri tempi.

I primi interventi delle nostre massime autorità politiche si sono inseriti in un clima di crescente stanchezza dell’opinione pubblica, meno incline alle misure di prevenzione, fra le quali la vaccinazione è pur sempre la più agevole e la meno costosa. Troppo lunga la pandemia, troppe le parole di troppi sapienti. Si è diffusa una gran voglia di rimuovere il problema e sperare nella buona sorte.

Come porvi rimedio? Ovvio, con una bella campagna pubblicitaria.

Si diceva, ma dev’essere passato un secolo, che la pubblicità è l’anima del commercio. Ora è diventata l’anima della nostra società, dove tutto è comunicato nelle forme del linguaggio pubblicitario. La pubblicità non ha l’obbligo di essere veritiera ma l’obiettivo di risultare convincente. La pubblicità è stata la nonna delle fake-news. Ne siamo sommersi, culturalmente devastati.

È causa e rimedio dei nostri mali. La politica ha dato messaggi sbagliati? Urge una bella campagna pubblicitaria.

*Editorialista Panorama della Sanità

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