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#Conversando con Alessandra Locatelli: Rivoluzione a piccoli passi

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“Siamo un Paese inclusivo e accogliente, ma dobbiamo migliorarci”: Alessandra Locatelli, già ministro della famiglia nel governo Conte, è oggi chiamata a dirigere uno dei dicasteri più sfidanti e delicati, quello per la Disabilità. L’abbiamo incontrata per fare il punto su progetti e necessità

di Maria Giulia Mazzoni

Determinata, appassionata e molto preparata. Così si presenta Alessandra Locatelli, Ministro della Disabilità, che ci ha ricevuti in una giornata che, come di consueto, la vede rincorsa dagli impegni. Eppure, tra decreti da firmare e risposte da elaborare, si sofferma a parlare a lungo con noi per snocciolare le questioni più delicate. Senza filtri e mettendoci la faccia. Quel che ne abbiamo tratto è il profilo di una donna che certamente lascerà il segno ‘rischiando’ concretamente di fare la differenza, in positivo, per i milioni di persone che devono purtroppo fare i conti quotidianamente con il complesso mondo della disabilità.

Ministro, iniziamo con il toglierci un dente: un ministero della disabilità è oggi un istituto quasi indispensabile per offrire risposte a quasi 13 milioni di italiani. E anche – mi permetto di aggiungere – un segno di civiltà e attenzione che fa onore alla politica. Perché c’è chi ne contesta l’utilità? Non trova che un Ministero per la Disabilità possa davvero far da raccordo e puntello per gli altri Dicasteri?
In un mondo perfetto non ci sarebbe la necessità di istituire un Ministero per le disabilità, semplicemente perché in quel mondo, ogni persona, ogni assessore, ogni ministro metterebbe davanti a tutte le altre priorità quella di garantire a ciascun cittadino una piena partecipazione e una vita dignitosa. Noi stiamo cercando di farlo, ma è una grande rivoluzione. Passi in avanti ne sono indubbiamente stati fatti, però c’è ancora tanta strada da percorrere. Penso all’accessibilità fisica, ma più in generale mi riferisco ad un fine più universale che riguarda il garantire attività e servizi che concorrano ad un reale miglioramento della qualità della vita delle persone. Ecco perché in Italia abbiamo il Ministero per le disabilità. Per stimolare quel cambiamento, per guardare oltre e promuovere un salto di qualità significativo, in un momento storico sfidante, crediamo che avere un Ministero trasversale aiuti anche tutti gli altri a concorrere a questo risultato.


Alessandra Locatelli nasce a Como il 24 settembre 1976. Laureata in Sociologia, ha svolto esperienze di volontariato in Italia in diverse strutture sociali e socio sanitarie, presso associazioni che si occupano di sport e disabilità, nei servizi di urgenza ed emergenza, e in Africa in centri per bambini. Ha lavorato per molti anni nel campo dell’assistenza, della cura, dell’educazione e dell’accoglienza di persone adulte con disabilità intellettiva. Ha diretto una Comunità Alloggio a Como, è stata assessore alle Politiche Sociali e Vicesindaco, parlamentare e assessore alle Politiche sociali e della Famiglia di Regione Lombardia. Dal 22 ottobre 2022 è Ministro per le Disabilità nel governo Meloni.



Alessandra Locatelli, già ministro della famiglia nel governo Conte. Determinata e risoluta, viene dipinta come un politico del “fare”. Come ha vissuto questa nuova sfida? Perché, di sfida stiamo chiaramente parlando.
Per me è stato un grande onore e, sì, certamente una grande sfida. Mi sono messa subito al lavoro affiancata, ci tengo a dirlo, da uno staff che ho fortemente voluto, molto preparato e sensibile a questi temi, una squadra con la quale abbiamo fin da subito condiviso l’obiettivo più importante: lavorare per produrre miglioramenti concreti nella qualità della vita dei cittadini che convivono con una condizione di disabilità. Siamo impegnati su più fronti e lavoriamo con gli altri Ministeri per migliorare le politiche che riguardano tutti i temi, dal trasporto alla scuola, al turismo. Qualsiasi area di intervento è oggi condivisa con noi, anche dal punto di vista delle azioni europee. Abbiamo iniziato a portare in Europa i report del lavoro che stiamo mettendo in campo e delle migliori pratiche che abbiamo nei nostri territori. In Italia il mondo del Terzo settore, in particolare, ha sviluppato progetti molto importanti che possono essere presi a modello anche dagli altri paesi europei. Siamo l’unico Paese che ha una legge sull’inclusione lavorativa, e uno dei pochi che prevede i percorsi inclusivi per le scuole.

Lei ha lavorato nel campo dell’assistenza e della cura di persone adulte con disabilità intellettiva, ed ha svolto esperienze di volontariato in Italia e in Africa. Quale la lezione più preziosa che porta in dote al Ministero?
Dalla mia esperienza di vita, di lavoro, di volontariato, ma anche di amministratore, ho imparato che ciascuno di noi può fare qualcosa per gli altri. Condivido un’esperienza che non racconto mai, un episodio estremamente significativo che mi è capitato in Africa. Mi trovavo in un centro di sostegno per bambini con disabilità e c’era una bimba molto piccola che, uscendo dalla chiesa di corsa, è caduta per terra davanti ai miei occhi, e nessuno si avvicinava per aiutarla. Era malata di Aids e la gente aveva paura del contagio. Ma quella bambina stava sanguinando e aveva bisogno di aiuto, quindi io d’istinto mi sono avvicinata, l’ho presa in braccio e l’ho medicata, mentre tutti intorno a me mi guardavano come se stessi facendo una cosa stranissima. A me sembrava la cosa più naturale del mondo, ma lì ho capito che nulla è scontato e da quel momento si è radicata in me la ferma convinzione che ciascuno di noi, anche con piccole azioni quotidiane, può davvero scegliere in ogni momento di fare la differenza… Leggi l’intervista completa >>

 


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